Potrebbe essersi conclusa nel modo più doloroso la vicenda di Mimmo Piepoli, il kitesurfista salentino di 39 anni scomparso in mare lo scorso 1° maggio durante un'uscita nelle acque di Porto Cesareo. Un corpo, che potrebbe essere quello del kiter salentino, è stato rinvenuto lungo la costa della Libia, nell'area di Bengasi. La comunicazione è arrivata dalle forze dell'ordine impegnate nelle indagini e nel coordinamento con le autorità internazionali: è stato prelevato il Dna della madre per la comparazione. Le verifiche partite da un post su Facebook: gli elementi che riconducono a Piepoli sono la muta e una parte del kitesurf. Mimmo Piepoli, 39 anni, viveva a Erchie, in provincia di Brindisi.

Chi era Mimmo Piepoli Era sposato e padre di due figli. Grande appassionato di mare e di sport acquatici, il kitesurf rappresentava una delle sue passioni più grandi. Quel 1° maggio era uscito in mare per una sessione di kitesurf nella Baia Grande di Porto Cesareo, nel tratto di mare compreso tra Torre Chianca e Torre Lapillo. In quelle ore il litorale era interessato da una forte tramontana che rendeva particolarmente impegnative le condizioni del mare. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le violente raffiche di vento lo avrebbero progressivamente sospinto al largo, impedendogli di fare ritorno verso la costa. Da quel momento si erano perse completamente le sue tracce. Immediatamente dopo la segnalazione della scomparsa, era scattata una vasta macchina dei soccorsi che aveva coinvolto Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Marina Militare e numerosi mezzi navali e aerei, con il supporto di volontari e appassionati del mare. Le ricerche si erano concentrate inizialmente proprio nello specchio d'acqua antistante Porto Cesareo, per poi estendersi in un'area sempre più vasta, senza però restituire alcun elemento utile. Con il trascorrere delle settimane, l'ipotesi che le correnti del Mediterraneo centrale avessero trascinato il kitesurfista per centinaia di chilometri aveva assunto sempre maggiore consistenza. Il ritrovamento del corpo sulle coste della Cirenaica, nei pressi di Bengasi, potrebbe rappresentare una conferma di quello scenario. Le autorità italiane, in costante contatto con quelle libiche, stanno ora completando gli accertamenti previsti dai protocolli internazionali per l'eventuale riconoscimento ufficiale.