di Claudia Osmettidomenica 5 luglio 20264' di letturaSi è avvicinato senza dire niente. Per quanto ne sappiamo finora pure senza un motivo. Vestito di nero, con un cappuccio sulla testa e il volto travisato (forse uno scaldacollo tirato su, forse una mascherina scura). La sua vittima, probabilmente, l’ha individuata dall’altro lato della strada. Milano. Le 7.30 di un afosissimo sabato mattina di inizio luglio. Uno di quei bar che fanno angolo, al pianoterra di un palazzo rivestito in lastre di ceppo di Gré, tipico meneghino del dopoguerra. Quartiere San Siro. Fuori, appoggiati ai tavolini di plastica del bar La Giada, ci sono Gerardo P. e suo padre. È una sorta di loro tradizione: ogni volta che riescono si trovano per una colazione al volo, un cappuccino e due chiacchiere.L’AGGUATOLui, Lamin Saidilly, arriva senza far rumore. Cammina piano. Non lo nota nessuno, d’altronde come sarebbe possibile? Non è di Milano, non è nemmeno lombardo, in quello stradone a due sensi di marcia non s’è mai visto. In tasca ha un coltello di sette centimetri. Succede nell’arco di pochissimi istanti.Gerardo è in piedi, dà le spalle a via Capecelatro, sta parlando col babbo 78enne seduto ad aspettare. Lamin si avvicina e inizia a colpirlo. Uno, due, diverse volte mentre è di schiena. Allora lui si volta, quasi di scatto, l’istintivo di chi non capisce ciò che sta succedendo. E Lamin continua nella sua furia insensata: otto, nove venti colpi anche all’addome, dove capita, in successione, uno dopo l’altro, senza fermarsi.È il padre di Gerardo il primo a intervenire: anche lui è sotto shock. Vede questo figlio di 55 anni accasciarsi e cominciare a zampillare sangue, diventare sempre più pallido. Qualcuno urla. Ma Laimin non fa una piega. Ha ancora quella dannatissima lama in mano, la sta affondando nel corpo di un uomo che non ha mai incontrato prima, con cui non ha mai scambiato manco un “buongiorno”, che non gli ha fatto un accidenti di niente.4 di Sera, Antonio ha fermato il gambiano accoltellatore di Milano: "Aveva il passamontagna""Io ero di spalle e stavo leggendo il giornale, a un certo punto una ragazza che era di fronte a me si è alz...Il proprietario del locale lascia il bancone, una dipendente si avvicina, ci sono altri due clienti (sono due egiziani, si chiamano Sobhi Rezk Azzam e Suleimana Osama, uno è un muratore, anche loro stanno facendo colazione) che provano ad aiutare Gerardo il quale, nel frattempo, sta cercando di liberarsi da quella morsa di morte. Riesce a trascinarsi dentro al bar per proteggersi lasciando una striscia rossa per terra; allora gli egiziani prima rincorrono Lamin che sta per scappare, poi gli saltano addosso e lo disarmano, gettano il coltello distante, infine restano così, quasi immobili, in un silenzio surreale rotto solo dalle sirene che si fanno più vicine, per circa un quarto d’ora, il tempo che occorre alla prima volante della polizia di controllare la situazione.CITTÀ SBIGOTTITAÈ un risveglio incredulo quello di Milano. Sbigottito, sconvolto, inorridito. Gerardo viene trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda, è in condizioni gravissime, rischia la vita: quelle ferite gli hanno procurato danni molto seri a un polmone e al fegato. Con lui ci sono sua moglie, sua figlia, c’è tutta una città che non si capacita e non si dà pace.Milano, il gambiano accoltellatore è Lamin Saidilly: cos'aveva in tasca, il precedente del 2023C'è un precedente inquietante nel passato del 22enne Lamin Saidilly, il gambiano che sabato mattina poco dopo...Faranno quel che potranno, i medici milanesi, per evitare l’epilogo più drammatico di una vicenda che in ogni suo dettaglio è un buco nero di violenza e assurdità.