Il presidente rievoca l'amicizia di lungo termine, evita riferimenti all'attualità per rafforzare il legame: "Amici oltre le polemiche"
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E insomma, basta preoccuparsi, le nuvole passeranno, e presto, perché al rapporto tra Washington e Roma non c'è alternativa. "In questo frangente storico - dice Sergio Mattarella - è essenziale che Washington e Roma continuino a lavorare insieme per la pace e la prosperità del mondo". Polemiche, incomprensioni, divergenze sulle spese militari, parlarsi chiaro, talvolta fuori dai denti: certo, succede, ma tutto ciò fa parte di un'amicizia intensa, matura. I pilastri sono saldi. Anzi, scrive il presidente nel suo messaggio a Donald Trump, il quattro luglio è la vostra festa ma anche la nostra, i valori americani sono pure i nostri e "la vostra celebrazione è divenuta nel tempo patrimonio condiviso di quanti si riconoscono nei principi di libertà, democrazia e tutela dei diritti dell'uomo". Noi siamo voi: i governi passano, i popoli fratelli restano.Meloni tace, ci pensa il presidente con parole soppesate alla virgola, un distillato di diplomazia propositiva e non formale. Ebbene sì, le relazioni rimarranno pure ottime però dopo gli ultimi scontri piuttosto ruvidi c'era qualcosa da sistemare, alcuni aspetti da sottolineare e una rete istituzionale da offrire a Giorgia Meloni in vista dei prossimi incontri ravvicinati con The Donald.Attenzione, il rapporto speciale tra Italia e Stati Uniti non è assolutamente in discussione. Anzi, con i venti di guerra che tirano, è sempre più importante. "Attraversiamo un momento storico segnato da sfide senza precedenti", spiega Mattarella, quindi è necessario, "essenziale", collaborare per la pace e la sicurezza planetaria però, precisa, "nell'alveo dell'Alleanza Atlantica e con la partecipazione delle Nazioni Unite e degli altri consessi multilaterali". È così che si ottengono risultati per "il benessere e la stabilità dei nostri popoli".Ma l'amicizia con Washington parte da più lontano, si può dire che inizi dal "riconoscimento dei valori della dichiarazione d'indipendenza del 1776". E per il Quirinale non è solo un modo per restare fuori dalle beghe evitando qualsiasi riferimento all'attualità politica o alle scelte della Casa Bianca, ma è una maniera per stringere ancora di più il legame. Il documento firmato 250 anni fa dalle tredici colonie ribelli "ha ispirato il percorso civile degli Stati Uniti e anche di molte altre nazioni in ogni continente". Di più. "Tali nobili sollecitazioni sono state e restano punto di riferimento di una visione delle relazioni tra stati modellata sul diritto, sulla cooperazione e sul sostegno alle istituzioni internazionali sorte nella ripulsa delle tragedie del secolo scorso". Come dire: caro Trump, basta bombardare il Palazzo di Vetro.










