a
La verità, a volte, cade. Ma non sempre si schianta. Ci sono fascicoli archiviati in un faldone e altri che, per quanto si provi a chiuderli, continuano a riaprirsi. È il caso della morte del professor Paolo Ungari, grande giurista e gran massone.
Avvenuta in una notte di settembre del 1999, archiviata nel 2003 come incidente, oggi torna al centro dell’attenzione grazie ad una nuova perizia medico-legale che mette inaspettatamente in discussione la ricostruzione dell’epoca.
Ungari era uno di quegli uomini che attraversavano i palazzi della Repubblica con la stessa naturalezza con cui frequentavano le aule universitarie. Docente di fama internazionale, consigliere ascoltato, si muoveva lungo quel confine sottile dove la cultura incrocia il potere e dove, non di rado, i dossier riservati finiscono per incidere più della politica ufficiale.
Per oltre venticinque anni la sua morte - ufficialmente causata da una caduta nella tromba di un ascensore - è rimasta classificata come un tragico incidente. Oggi una nuova clamorosa perizia medico-legale- pubblicata in esclusiva da Il Tempo - riapre interrogativi che sembravano definitivamente archiviati: Paolo Ungari è davvero morto per una caduta accidentale o quella notte, nel cuore di Roma, è accaduto qualcosa di diverso?







