MIRA (VENEZIA) - «Andrea era uscito da casa in moto da pochi minuti. Doveva andare a Sottomarina con un amico. Poi è arrivata quella terribile telefonata e sono corso sul luogo dell'incidente». La voce di Elia, fratello minore di Andrea Favero, si spezza mentre ripercorre gli ultimi momenti trascorsi insieme al trentaquattrenne, morto nel drammatico incidente lungo la Romea. I due fratelli vivevano insieme nella casa di famiglia a Oriago. Fino a pochi giorni fa lavoravano fianco a fianco per l'agenzia Lonardi di Brescia, con sede operativa a Cadoneghe, specializzata anche nel noleggio di carrofunebri e collaboratrice dell'impresa di onoranze funebri By Dario.
La famiglia Il padre, Luca, è un volto conosciuto nel territorio: storico panificatore di Oriago, oggi lavora come pasticciere a Zelarino. Andrea era un grande appassionato di motori. La sua Ducati rossa rappresentava molto più di una semplice motocicletta: era il suo orgoglio, il suo gioiello. Amava anche lo sport: da ragazzo aveva giocato a calcio, negli ultimi anni frequentava la palestra, giocava a calcetto con gli amici e, quando poteva, si dedicava anche alla pesca. «Io e Andrea eravamo legatissimi, nonostante i dieci anni di differenza – racconta Elia – Dormivamo ancora nella stessa stanza, con i letti uno accanto all'altro. Eravamo inseparabili. Stavamo progettando di acquistare una casa e andare a vivere insieme: era il nostro sogno». Ieri nel primo pomeriggio nulla lasciava presagire la tragedia. «Quando sono rientrato dal lavoro – continua il fratello – mi ha detto che voleva andare a prendere il sole a Sottomarina e mi ha chiesto di accompagnarlo. Ero stanco e ho preferito restare a casa. È partito con un amico». La telefonata dell'amico È stato proprio quell'amico, che viaggiava su un'altra moto accanto ad Andrea, a dare l'allarme. «Mi ha telefonato circa un quarto d'ora dopo la partenza per dirmi che c'era stato l'incidente. Sono corso subito sul posto. L'ho visto morire sotto i miei occhi». Parole che restituiscono tutta la drammaticità di una tragedia consumatasi in pochi istanti. La notizia della morte del trentaquattrenne si è diffusa rapidamente tra amici e conoscenti sia a Oriago, dove la famiglia è molto conosciuta, che in Riviera del Brenta, lasciando tutti increduli. I ricordi «Andrea era un ragazzo pulito, allegro e sportivo – ricorda l'amico Gianni Conte – Amava divertirsi, ma sempre con equilibrio. Era disponibile con tutti e un grande lavoratore. Lui ed il fratello erano molto legati. Due ragazzi splendidi. Siamo sconvolti da questa tragedia». Profondo anche il ricordo di Dario Carraro, titolare dell'impresa IOD By Dario, con cui Andrea collaborava da tempo. In un messaggio pubblicato sui social ha scritto: «Ci sono persone che entrano nella nostra vita quasi in punta di piedi e, senza accorgercene, diventano famiglia. Andrea, per noi non sei mai stato semplicemente una persona che lavorava con noi. Eri uno di noi. Vogliamo ricordarti con il tuo sorriso e con quelle frasi che ancora ci sembra di sentire: "Oh Roby, ghetto na cicca?" e poi, andando via, il tuo immancabile "Ciao tosi, se vedemo presto". Questa volta avremmo voluto che quel "presto" arrivasse davvero». I sindaci Sul drammatico incidente è intervenuto anche il sindaco di Mira, Marco Dori. «Purtroppo ancora una vita spezzata sulla Romea. Questa volta è toccato a un nostro giovane concittadino. Mi unisco al cordoglio della famiglia e di quanti gli volevano bene. Ma, ancora una volta, non posso che ribadire come la sicurezza della Romea debba diventare la priorità assoluta per il nostro territorio. Le risorse sono disponibili dal 2016: non si può più perdere altro tempo». E dolore misto a rabbia è il sentimento di Ettore Lazzaro, sindaco di Codevigo. «Siamo stanchi di contare i morti su una strada che da troppi anni è un pericolo costante - afferma - L'incidente ha impattato negativamente sulla viabilità locale, complice anche il fatto che il ponte di Rosara che sbocca sulla Romea è chiuso per manutenzione, la immissione sulla statale 516 al ponte di Codevigo è pure chiuso per i lavori di una nuova rotatoria che consentiranno di togliere il semaforo, fatto sta che nel pomeriggio di sabato si è creata davvero una situazione di emergenza che ha interessato la viabilità locale». Ettore Lazzaro svela un retroscena emblematico sulle difficoltà di questo ultimo punto: «Proprio nei pressi del luogo dell'incidente avevamo un autovelox, abbattuto lo scorso anno. Dopo un anno non siamo ancora riusciti a rimetterlo in pista a causa di infinite lungaggini burocratiche. Eppure, quando l’apparecchio era funzionante, avevamo rilevato picchi folli di velocità, persino intorno ai 190 chilometri orari». La salma di Andrea riposa ora nell’obitorio dell’ospedale di Piove di Sacco in attesa delle disposizioni della Procura.







