Milano, 5 luglio 2026 – Oltre 8.500 lavoratrici madri con figli da 0 a 3 anni dimesse nel 2025 in Lombardia, il doppio dei lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni dopo la paternità. Il dato emerso dalla relazione dell’Ispettorato del lavoro è in leggero calo rispetto al 2024, quando si erano dimesse 9.712 lavoratrici madri, ma sul totale incide il calo demografico.

In Lombardia sono 4.572 i lavoratori padri che si dimettono entro i 3 anni del figlio, ma le motivazioni sono profondamente diverse. Se le lavoratrici madri lasciano il lavoro soprattutto per ragioni legate alla cura dei figli (e spesso le dimissioni diventano anche uno stop all’esperienza lavorativa), i padri lo fanno per migliorare la propria posizione professionale o reddituale, accedendo a contratti migliori.

Le motivazioni

Dall’analisi delle motivazioni fatta dall’Inl, infatti, emerge che, per le lavoratrici madri, la causa prevalente è la difficoltà di conciliazione tra lavoro e cura dei figli (il 46,4% parla di difficoltà per l’assenza di servizi). La seconda tipologia di problematiche è quella legata all’organizzazione del lavoro (32,6%). Per i lavoratori padri, invece, la motivazione principale di recesso è di carattere professionale, ovvero per passaggio ad altra azienda (62,3%), mentre la cura dei figli è la motivazione nel 24,9% dei casi.