«Ciao a tutti guaglio’...». L’estate della reggia di Caserta continua e rilancia: dopo il ciclone e le trentaseimila anime tenerelle di Olly e in attesa della nostalgia canaglia innescata dai Duran Duran (9 luglio), stasera spazio al suono rap ed urban con il concerto di Kid Yugi, reduce dall’ottima performance del suo ultimo album, «Anche gli eroi muoiono», che ha debuttato ai vertici delle classifiche, conquistando il disco di platino nella prima settimana e venendo certificato in seguito doppio platino, performance tutto sommato prevedibile dopo le 250.000 copie e i cinque platini collezionati dal predecessore «I nomi del diavolo», album per cui tra l’esterrefatto e il divertito il rapper tarantino dice di aver ricevuto i complimenti pure da alcuni monaci esorcisti.
Francesco Stasi, 25 anni, da Massafra - così racconta l’anagrafe - verosimilmente non avrà accanto a sè Anna, coprotagonista del singolo «Pus hit», ma continuerà a raccontarsi con le sue rime, un po’ come nel docufilm che ha accompagnato in gennaio il lancio del suo disco, «Genesi e ascesa di un anti-idolo». Perché lui tale si sente, tale è convinto di essere. In quella sorta di docufilm dice che, prima di buttarsi nell’urban, Francesco-Yugi avrebbe voluto fare il bibliotecario. Qualcosa dev’essere andato storto: «Credo che la società odierna abbia un po’ deumanizzato l’essere umano», riflette lui, «viviamo in una fase che potremmo definire post-futurista. Se i futuristi cercavano di imbrigliare con l’arte il rumore delle macchine, io provo a catturare il rumore che l’uomo riesce a generare attraverso di esse. Siamo immersi in un flusso continuo di informazioni che ci investe e che finiamo per rielaborare e restituire al mondo sotto forma di paragoni e metafore. In questo sovraccarico costante di input, diventa sempre più difficile creare qualcosa di autenticamente nuovo, in un contesto in cui sembra che tutto sia già stato detto, spesso meglio di quanto possiamo fare noi». La lettera di Ultimo ai suoi fan, il cantante porta 250.000 fan all’evento La Favola per Sempre: è recordIn copertina del disco lo vediamo dentro la bara con un pugnale tra le mani: «Faccio morire me stesso per non tirarla ad altri, ma anche per sottolineare il tema portante del disco: nella società odierna il vero eroe è l’uomo comune. Un modo per esorcizzare le aspettative che gli altri hanno su di me». Il pugnale ha un valore prettamente estetico, lontano dai riferimenti di cronaca nera che ormai occupano fin troppo spazio sui mass media: «È una figura ricorrente da quando ero ragazzo e quindi non ha un significato allegorico specifico. Anche perché, nelle mani di un morto, il coltello perde tutta la sua pericolosità. Pericolosa è la mano che offende, non l’oggetto. Con una croce in mano l’iconografia eroica non avrebbe funzionato». Chissà se in scaletta stasera, davanti a circa diecimila spettatori, troverà posto il primo brano, «L’ultimo a cadere», introdotto dalla voce di Giovanni Lindo Ferretti: «Sono sempre stato un gran fan dei Cccp e quel frammento è tratto da “Occitania”, un brano del solo Ferretti che parla di una crociata, non contro i musulmani, ma contro i catari. Un gancio incredibile per ricordare quanto bigottismo e radicalismo rappresentino costanti della storia». Vedremo stasera se la voce dell’ex punk filosovietico, oggi convertito ad un integralismo neocon che non gli ha impedito una reunion prima dei Cccp e poi dei Csi, risuonerà davanti al palazzo reale disegnato da Vanvitelli.









