La nazionale Italiana di rugby ha giocato e perso ieri contro il Giappone, ma sulla panchina dei Brave Blossoms (Fiori coraggiosi) non c’era il ct Eddie Jones perché la sua federazione lo ha squalificato per sei settimane. Motivo? Le offese a un arbitro durante il tour dell’Under 23 in Australia. Offendere un arbitro nel rugby non è ammesso, con il direttore di gara può parlare solo il capitano dopo avergli chiesto rispettosamente di farlo. Negli incontri internazionali tutti sanno cosa dice l’arbitro ai giocatori perché ha un microfono che, acquistando per 5 euro una radiolina, gli spettatori possono ascoltare. Cercate su YouTube, troverete decine di episodi. Poi provate a immaginare una scena del genere su un campo di calcio italiano. Nello sport, come nella scuola, sul lavoro, nella vita, in politica, nella giustizia, chi cerca di far rispettare le regole, l’arbitro insomma, ormai è vissuto come un impiccio, un despota, il più delle volte una persona da denigrare, da indicare a dito al tribunale permanente di Internet da chi le regole non le vuole rispettare. Né inseguendo un pallone, né nella propria azienda o governando il Paese. E se qualche “arbitro” non si vuole piegare al potere si prova a metterlo in riga. Magari con un bel referendum. Invece. Immaginate una radio degli arbitri istituzionali, i presidenti di Camera e Senato senza filtri e censure. Come a marzo quando si è sentito cosa pensava lgnazio La Russa, del senatore Antonio Nicita (Pd). Lì il microfono era aperto per sbaglio, teniamolo aperto sempre, grande trasparenza democratica. Nel 2017 Eddie Jones era ct dell’Inghilterra, a Twickenham l’Italia adottò una inattesa tattica difensiva e lui inveì contro gli azzurri invece che con sé stesso per non aver trovato una contromisura. E quando il suo capitano Hartley chiese spiegazioni all’arbitro francese Poite, la radiolina captò una risposta esemplare: “Dylan mi spiace, gli italiani hanno ragione e io non posso consigliarti: sono l’arbitro, non il tuo allenatore”.
L’arbitro va sempre rispettato
Il caso esemplare del ct del Giappone e la trasparenza democratica











