Mandare un segnale a Stati Uniti e Indonesia. E sperare di farlo una volta per tutte. È questa la motivazione che emerge dietro l'uccisione di Nicholas F. Goselin, il pilota americano rimasto vittima di un attacco armato nella regione occidentale della Papua Nuova Guinea, dove da decenni si combatte una guerra a bassa intensità che punta all'indipendenza dall'Indonesia. Il conflitto non accenna ad attenuarsi. E anzi, negli ultimi anni ha conosciuto una nuova escalation, con armi sempre più sofisticate, attacchi sempre più frequenti e letali e vaste aree dell'entroterra ormai considerate estremamente pericolose.
La vicenda Secondo le ricostruzioni, l'attacco al pilota americano sarebbe avvenuto giovedì 2 luglio, quando all'atterraggio, Goselin sarebbe stato colpito mortalmente da diversi colpi d'arma da fuoco subito dopo essere sceso dall'aereo. Il decollo dall'aeroporto di Wamena era avvenuto alle 6.30 del mattino e sarebbe atterrato nella regione con a bordo il pilota e sette passeggeri. In volo condizioni meteorologiche favorevoli e nessun rischio per la sicurezza segnalato, ma pochi istanti dopo essere atterrato ogni comunicazione con il personale a terra si è interrotta.Le rivendicazioni L'attacco è stato presto rivendicato dall'Esercito di Liberazione Nazionale della Papua Occidentale (TPNPB), braccio armato del Movimento per la Papua Libera (OPM), che attraverso il portavoce Sebby Sambom ha dichiarato che l'azione è stata condotta dall'unità di Yahukimo, sostenendo che il velivolo era entrato in un'area considerata operativa dai ribelli. Ha inoltre accusato le autorità indonesiane di utilizzare frequentemente aerei civili per trasportare personale militare e materiali logistici nelle zone interne della Papua. Oltre all'uccisione del pilota, il gruppo separatista ha rivendicato anche l'incendio dell'aereo della compagnia AMA e nelle sue dichiarazioni, il TPNPB ha attribuito la responsabilità del protrarsi del conflitto ai governi di Indonesia, Stati Uniti e Paesi Bassi, accusandoli di non affrontare le cause profonde della crisi che da decenni attraversa la Papua.Un messaggio diretto a Usa e Indonesia Il messaggio dei ribelli era diretto innanzitutto a Jakarta e Washington. Secondo quanto sostenuto da Sambom,infatti, l'aereo colpito avrebbe «ripetutamente trasportato personale militare indonesiano», violando l'ultimatum imposto dal TPNPB contro l'utilizzo di velivoli civili nelle aree sotto il controllo separatista. Ha quindi avvertito che, se le autorità continueranno a far volare aerei civili nelle "zone rosse" della Papua, altri attacchi seguiranno.










