Classe 1970, appassionato di sport in generale, di calcio in particolare. Affascinato da sempre dalle statistiche legate allo sport. Allenatore di basket FIP e…
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unedì 6 luglio, quando i giocatori dell’Atalanta varcheranno i cancelli di Zingonia, inizierà ufficialmente la nuova stagione dell’Atalanta. Non con un pallone tra i piedi, non con le prime esercitazioni tattiche di Maurizio Sarri e nemmeno con gli allenamenti aperti ai tifosi. Tutto inizierà, tra sale mediche, laboratori, pedane di forza, tapis roulant e batterie di test che da fuori possono apparire poco spettacolari ma che, in realtà, rappresentano uno dei momenti più importanti dell’intera preparazione estiva. Per molti osservatori, visite mediche e test atletici sono soltanto una tappa obbligata del calendario. Un passaggio quasi burocratico che separa le vacanze dal ritorno in campo. La realtà è molto diversa. In quei primi giorni lo staff raccoglie infatti una quantità enorme di informazioni che serviranno a costruire il lavoro delle settimane successive e, in parte, a orientare le scelte dell’intera stagione. Prima ancora di capire come giocherà la nuova Atalanta, tema che sarà oggetto di un tris di approfondimenti di prossima pubblicazione, i medici e i preparatori devono valutare in che condizioni si presenta ogni singolo giocatore dopo la pausa estiva. I test son di fatto il primo vero mattone della stagione 2026/27. Per comprendere il valore di questi primi giorni di lavoro bisogna però sgomberare il campo da un’idea che appartiene a un calcio ormai lontano. Per decenni la preparazione estiva è stata raccontata come il periodo in cui si costruiva la condizione atletica attraverso carichi pesanti, chilometri di corsa e sedute pensate soprattutto per accumulare fatica. In parte era vero. Oggi molto meno.








