Genova – Trecento panetti sigillati ermeticamente, marchiati con i loghi dei cartelli sudamericani e sepolti sotto tonnellate di platani biologici appena sbarcati da una nave cargo colombiana. Quando gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Savona, insieme agli specialisti del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Genova e ai funzionari dell'Agenzia delle Dogane, hanno forzato i sigilli di quel container frigo nel porto di Vado Ligure, si sono trovati davanti a una montagna di polvere bianca: oltre tre quintali di cocaina purissima (la vicenda è raccontata qui). Trecentoquaranta chili, per l'esattezza. Un carico blindato che, se immesso sul mercato del dettaglio, avrebbe alimentato le piazze di mezza Europa fruttando alle organizzazioni criminali la cifra astronomica di 120 milioni di euro. Una potenza finanziaria d'urto equivalente al bilancio triennale di un medio comune della provincia, polverizzata in pochi minuti dall'intervento dello Stato.

I panetti di cocaina sequestrati a Porto Vado

Ma se un tempo un sequestro del genere a Vado Ligure avrebbe gridato al miracolo investigativo o all'evento eccezionale, oggi la musica è cambiata. Il blitz di questi giorni è la conferma matematica di un sospetto che nelle procure antimafia è ormai una certezza: la Liguria è diventata il "Gateway", il casello autostradale del narcotraffico internazionale in Italia. La strategia della diversificazione: la fuga da Gioia Tauro Per anni l'epicentro delle inchieste della Dda è stato il porto calabrese di Gioia Tauro, in Calabria. Ma la pressione investigativa asfissiante in Calabria, unita ai radar costantemente accesi sui giganti del Nord Europa come Anversa e Rotterdam (ormai saturi e militarizzati), ha costretto i broker della droga a cambiare pelle e, soprattutto, rotte. La parola d'ordine dei cartelli della droga oggi è diversificazione. Non si rischiano più tonnellate di stupefacente su un unico scalo. Si fraziona il carico, si scelgono porti apparentemente meno esposti, sfruttando l'immensa mole delle rotte commerciali ortofrutticole che collegano l'Ecuador, la Colombia e il Brasile con l'Alto Tirreno. E in questo scacchiere geometrico, la rete portuale ligure offre un'infrastruttura logistica perfetta.