Secondo il New York Times, funzionari statunitensi temevano che Israele stesse pianificando di uccidere i principali negoziatori iraniani e hanno avvertito Teheran di possibili attacchi. La notizia non sorprende, non è la prima volta che Tel Aviv uccide o tenta di colpire figure politiche che in questi anni hanno gestito negoziati sui dossier più caldi in Medio Oriente.

Il caso più eclatante è stato il bombardamento a Doha (10 settembre 2025) del palazzo dove erano riuniti i vertici di Hamas durante le mediazioni per Gaza e dal quale per miracolo ne è uscito illeso il capo negoziatore Khalil al-Hayya. In quell’occasione – già dopo l’uccisione avvenuta a Teheran dell’ex capo politico e diplomatico di Hamas Ismail Haniyeh – il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani aveva duramente attaccato Israele: «Gli assassinii politici e il continuo prendere di mira i civili a Gaza mentre i colloqui proseguono ci portano a chiederci: come può avere successo una mediazione quando una parte assassina il negoziatore dell'altra parte?».

Ma la lezione non è stata imparata e durante l’operazione Epic Fury è stato ucciso Ali Larijani, il massimo responsabile della sicurezza nazionale iraniana, che Washington considerava un interlocutore possibile. Questa volta nel mirino del Mossad c’erano il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del parlamento Mohammed Ghalibaf.