Uno studio su oltre 91mila persone lega sedentarietà prolungata e rischio oncologico: alzarsi spesso può contare molto più del previsto
@Canva
Stare seduti a lungo è diventato il paesaggio normale delle giornate. Scrivania, auto, divano, telefono in mano, una riunione dopo l’altra, la cena consumata davanti allo schermo perché ormai la sedia sembra il prolungamento naturale del corpo. La sedentarietà entra così, senza fare rumore. Si confonde con il lavoro, con il riposo, con l’abitudine di arrivare a sera avendo camminato molto meno di quanto immaginiamo.
Un nuovo studio pubblicato su PLOS Medicine ha guardato proprio a questo: il tempo trascorso seduti o sdraiati da svegli, e soprattutto il modo in cui quel tempo si accumula. Restare fermi per blocchi lunghi, superiori ai 30 minuti, è risultato associato a un rischio più alto di morte per cancro. Spezzare quei blocchi con movimento leggero, anche molto semplice, è risultato invece associato a un rischio più basso. Il lavoro ha analizzato 91.292 partecipanti della UK Biobank, monitorati con accelerometro e seguiti per un periodo mediano di 12,38 anni.
Il peso delle ore ferme










