«L’assedio delle Forze di supporto rapido (Rsf) su El Fasher presenta indicatori di genocidio ai danni delle comunità non arabe del Darfur, in particolare Fur e Zaghawa». Oltre alla catena di comando Rsf, si identifica «un network transnazionale – il cui centro sono gli Emirati Arabi Uniti e la compagnia di sicurezza privata GSSG, e strettamente connesso allo sceicco e vicepresidente emiratino Mansour bin Zayed Al-Nayan – che ha armato, finanziato e coperto l’operato delle Rsf».

CON QUESTA COMUNICAZIONE, presentata ieri alla Corte penale internazionale, l’organizzazione International Federation for Rights and Development (Ifrd) chiede all’Aia di aprire un’indagine sugli attori che hanno realizzato e guadagnato da uno dei massacri più terribili della guerra civile in Sudan, e forse della storia recente in generale.

Tra il 26 e il 27 ottobre 2025, dopo un assedio durato 18 mesi, le Rsf hanno catturato la città di El Fasher, capitale del Nord Darfur e ultima roccaforte nella regione dell’esercito nazionale sudanese, con cui la milizia è in guerra dall’aprile 2023.

«Omicidi di massa, arresti arbitrari e sfollamenti forzati, stupro e schiavitù sessuale, sterminazione e persecuzione», questi e altri i crimini commessi dalle Rsf durante la capitolazione della città, che Amnesty International ha diffuso in un report pubblicato mercoledì.