Le Toyota Yaris e Yaris Cross, le best seller europee del colosso giapponese (costituiscono il 35% dei volumi), nascono in Francia, a Valenciennes, una cittadina con meno di 50.000 abitanti quasi al confine con il Belgio. Dei 12 miliardi che la prima casa automobilistica al mondo ha investito nel Vecchio Continente, dove conta 8 fabbriche, distribuite in sei paesi, 1,5 riguardano il sito transalpino, compatto anche quello, appena 18 ettari. Ossia la stessa superficie che verrà coperta da un sistema fotovoltaico che, dal 2028, assicurerà il 20% dell’energia all’impianto.

All’inizio produceva 110.000 macchine, lo scorso anno quasi 284.000, una soglia vicinissima alla capacità massima, che è di 300.000. Per assemblare una Yaris servono 14 ore, con il personale che lavora su tre turni ed una “quota rosa” del 22%, con tendenza a salire. A Valenciennes Toyota punta alle emissioni zero già con il 2030 e per questo ha ridotto la produzione di rifiuti del 59% (quelli organici vengono tra l’altro trasformati anche in compost), il consumo di energia del 63% e quello di acqua dell’83%, raccogliendo anche quella piovana e depurando e recuperando quella impiegata nel sito.

E per il futuro valuta il ricorso al geotermico per abbattere l’uso di gas: “Non è una questione economica – dicono allo stabilimento – ma di rispetto verso le generazione future”. A confronto con quelle del 2001, le emissioni di CO2 del sito Valenciennes sono state sforbiciate del 72%.