Qui l’intervista a Delia su “Sicilia Bedda”, il suo album d’esordio su femminismo e una nuova visione della Sicilia, il disco d’oro per “Al mio paese” e le durissime polemiche dopo la partecipazione al Concertone del Primo Maggio: “Ho ricevuto minacce di morte”.
Delia – ph Virginia Bettoja
Gli ultimi 12 mesi di Delia, nome d'arte di Delia Buglisi, hanno rappresentato in maniera precisa la rapidità con cui viaggia l'industria discografica. Dal grande successo a X Factor, dove ha palesato un progetto musicale su cui lavorava da anni, passando per il Festival di Sanremo 2026, nella serata cover con Serena Brancale e Gregory Porter, fino all'uscita del suo primo disco "Sicilia Bedda". Non sono mancate le polemiche, come quelle al Concertone del Primo Maggio, che Delia ha definito "la più grande shitstorm che potessi immaginare": "Ci sta che ognuno abbia la sua opinione e la esponga, accetto anche i commenti duri, ma passare da una critica costruttiva alle minacce di morte è inaccettabile. C'è una differenza enorme". Poi l'omaggio a Rosa Balistreri in "Cu ti lu dissi" e la coscienza femminista di "Sicilia Bedda": qui l'intervista.
Com'è stato l'ultimo anno, frenetico tra X Factor, Sanremo e disco d'esordio con "Sicilia Bedda"? È inutile nascondersi dietro un dito: è super difficile incastrare tutto per la velocità con cui avvengono le cose. Ho una fortuna, comunque, ed è che il mio non è un progetto nato all'interno di X Factor, ma era già qualcosa di preesistente che curavo quotidianamente. Quindi, all'atto pratico, è stato un po' un tirare le somme di quello che avevo già fatto; era tutto praticamente bello e pronto e abbiamo letteralmente aggiunto poche cose nei ritagli di tempo, quando riuscivo a stare in studio. Abbiamo scritto altre canzoni, ma tendenzialmente quello che c'è all'interno dell'album è frutto di un lavoro di anni.







