La formazione di Sheffield torna in Italia con uno spettacolo che attraversa oltre 20 anni di carriera, tra deathcore, cyberpunk e post-umanesimo in attesa dell'uscita di 'Count Your Blessings - Repented' la rilettura del disco d'esordio del 2006

Per capire i Bring Me The Horizon basta una domanda: chi decide cos’è davvero heavy metal? È una provocazione che la band britannica si porta dietro da anni, da quando le svolte di ‘amo’ accesero il dibattito tra chi li accusava di essersi allontanati dal metal e chi, invece, vedeva in quella libertà il loro punto di forza. Al Ferrara Summer Festival, nell’unica tappa italiana del tour, arriva la risposta: i Bring Me The Horizon non hanno mai smesso di essere una band estrema. Hanno semplicemente dimostrato che l’estremo può avere infinite forme. Nati nel 2004 nei sobborghi di Sheffield come una band deathcore destinata a un pubblico di nicchia, la formazione è diventata, album dopo album, uno dei fenomeni più influenti della musica contemporanea. Dagli esordi alle contaminazioni con elettronica, pop, alternative rock e nu metal, la formazione guidata da Oli Sykes ha costruito una carriera fondata sulla continua evoluzione, facendo del cambiamento il suo marchio di fabbrica. Un esperimento decisamente riuscito a giudicare dal successo che continua ad avere.