L’accusa è sempre la stessa: abuso di posizione dominante. Le due sentenze contro Google, però, hanno origini e fondamenti diverse. La prima, in ordine cronologico, è quella emessa dal Tribunale per i brevetti e il mercato di Stoccolma, che ha accordato un maxi risarcimento di 1,7 miliardi di euro a PriceRunner, piattaforma di comparazione dei prezzi controllata dalla svedese Klarna. Secondo il collegio giudicante, Google avrebbe infatti sfruttato il suo motore di ricerca web per favorire il servizio Google Shopping, penalizzando il concorrente. La sentenza è ancora appellabile.
La vera mazzata per l’azienda di Mountain View, però, arriva dalla Corte di Giustizia Europea. Nella giornata di ieri, infatti, i giudici hanno respinto l’appello di Google in merito a un provvedimento della Commissione Europea del 2018, che aveva condannato l’azienda per le pratiche anti-concorrenziali sul suo sistema operativo per smartphone Android. Qui le cose si fanno più complicate. Le accuse, infatti, riguardano le condizioni imposte da Google ai produttori di smartphone che utilizzano Android.
In teoria il sistema operativo sviluppato da Google è infatti distribuito con licenza open source e, di conseguenza, dovrebbe lasciare un certo margine di libertà a chi decide di implementarlo.










