Lo sappiamo bene: benché abbia ritrovato la fama da superstar grazie agli straordinari risultati di “John Wick”, Keanu Reeves ha dimostrato in più occasioni di possedere tante frecce al suo arco, nel solco di un percorso artistico che ha saputo mettere in evidenza quanto siano ampie le sue capacità interpretative.

Amato per il suo altruismo e il suo carattere mite, oltre che per le sue iconiche interpretazioni, l’attore canadese vanta, fin dagli esordi, collaborazioni con maestri del calibro di Francis Ford Coppola, Gus Van Sant e Bernardo Bertolucci. Da queste solide basi si è poi affacciato al cinema mainstream, passando dall’action alla commedia romantica fino alla fantascienza, come dimostrano “Point Break”, “Il profumo del mosto selvatico” e “Johnny Mnemonic”. Ma è certamente la trilogia di “Matrix”, diretta dalle sorelle Wachowski, ad aver conferito alla star un eco planetaria, collocandola di diritto tra le figure più influenti dell’intero panorama hollywoodiano.

Dopo le apparizioni in titoli culti come “Constantine” e “A scanner darkly”, Reeves si è imbattuto in una fase discendente della propria carriera, collaborando a progetti poco fortunati come “47 Ronin”. A riportarlo sulla via del successo è stato, come accennato in apertura, l’exploit inaspettato di “John Wick”: la serie firmata da Chad Stahelski e legata a doppio filo al mondo degli assassini professionisti, tra impressionanti scontri a fuoco e spettacolari sequenze di combattimento tattico.