Al forum annuale della Banca Centrale Europea in Portogallo, l’intelligenza artificiale ha dominato ogni discussione. Il messaggio unanime, che il boom dell’AI riesca o fallisca, la stabilità finanziaria è a rischio. Ecco cosa hanno detto e perché riguarda l’Europa.Indice degli argomenti
A Sintra l’AI cannibalizza l’agenda dei banchieri centraliIl denaro scorre verso l’AI, ma i benefici non arrivano ai lavoratoriTre rischi concreti: bolle algoritmiche, credito opaco, cyber-meltdownManipolazione coordinata dei mercatiDecisioni di credito opacheKill switch e cyber-resilienzaLagarde: USA ed Europa sono ostaggi l’uno dell’altroIl passaggio dell’AI da opportunità a rischio sistemicoA Sintra l’AI cannibalizza l’agenda dei banchieri centraliOgni anno, alla fine di giugno, la Banca Centrale Europea riunisce nel resort di Sintra, sulle colline ventose del Portogallo, i vertici delle principali banche centrali del mondo. Si tratta dell’equivalente europeo del più celebre simposio di Jackson Hole della Federal Reserve: tre giorni di discussioni a porte socchiuse in cui si definiscono le coordinate della politica monetaria globale. Quest’anno il tema ufficiale era Shaping Europe’s future: innovation, growth and stability. A dominare ogni sessione, dall’immigrazione alla vigilanza bancaria, dal commercio internazionale al clima, è stata l’intelligenza artificiale.Al tavolo principale del panel conclusivo sedevano Christine Lagarde, presidente della BCE, Kevin Warsh, nuovo chairman della Federal Reserve statunitense (insediato a maggio, al suo primo viaggio internazionale nel ruolo), Andrew Bailey, governatore della Bank of England, e Tiff Macklem, governatore della Bank of Canada. Un panel specifico su Intelligenza artificiale e stabilità finanziaria, presieduto da Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della BCE, aveva riunito nella giornata precedente voci dal mondo accademico, dalla finanza e dalle istituzioni internazionali. Ma il dato editoriale più significativo, come ha sottolineato l’agenzia Reuter, è che l’AI ha eclissato ogni altro argomento, compreso il debutto dello stesso Warsh, diventando la vera protagonista dei tre giorni.La sintesi più efficace l’ha offerta Torsten Slok, chief economist di Apollo Global Management, uno dei maggiori gestori al mondo di asset alternativi con oltre 700 miliardi di dollari in gestione: se l’AI sovraperforma le aspettative, avrà un impatto sulla stabilità finanziaria; se le delude, avrà un impatto sulla stabilità finanziaria. Non è un paradosso retorico, è il riflesso di un ciclo di investimento senza precedenti recenti, in cui le emissioni obbligazionarie legate all’AI rappresentano, secondo le stime dello stesso Slok, quasi metà del volume di vendite di bond investment-grade dall’inizio dell’anno. L’AI è diventata il fattore dominante nel mercato del credito e questo rende qualunque esito, positivo o negativo, un problema per chi governa la moneta.Il denaro scorre verso l’AI, ma i benefici non arrivano ai lavoratoriLa preoccupazione dei banchieri centrali non nasce da un’avversione alla tecnologia, ma dai numeri. Kevin Warsh ha dichiarato che l’AI ha enormi implicazioni per la politica monetaria, ma ha chiarito che la priorità della Fed resta domare l’inflazione, i prezzi sono ancora troppo alti. I dati macroeconomici statunitensi del primo trimestre 2026 raccontano una storia eloquente, gli investimenti privati sono cresciuti del 7,9 per cento, trainati dalla spesa in infrastrutture AI, data center, chip, reti energetiche, mentre la spesa per consumi è salita solo dello 0,5 per cento. I salari reali orari sono fermi allo stesso livello di dicembre 2024. Traduzione: centinaia di miliardi di dollari stanno fluendo verso l’infrastruttura dell’intelligenza artificiale, ma i benefici di produttività non sono ancora arrivati né alle imprese né ai lavoratori.Si tratta di una situazione che i banchieri centrali conoscono bene dalla storia delle rivoluzioni tecnologiche, gli economisti la chiamano pausa di Engels, dal ritardo con cui i guadagni di produttività della prima rivoluzione industriale si tradussero in salari più alti, ma che nel caso dell’AI si accompagna a un livello di indebitamento e di concentrazione degli investimenti che non ha precedenti recenti. Il Core PCE, l’indicatore di inflazione preferito dalla Fed, ha toccato a maggio i massimi degli ultimi dodici mesi. Warsh ha espresso l’ambizione di trasformare il modo in cui la Fed legge l’economia, usando nuove tecnologie per comprendere i dati in tempo reale entro i prossimi nove-dodici mesi. Ma ha anche trovato causa comune con Lagarde, Bailey e Macklem nel mettere in discussione la pratica della forward guidance, le indicazioni esplicite sulla futura traiettoria dei tassi, perché in un’economia soggetta a shock imprevedibili, promettere una direzione diventa più rischioso che utile.Tre rischi concreti: bolle algoritmiche, credito opaco, cyber-meltdownDal forum di Sintra emergono tre scenari di rischio distinti, ciascuno articolato da voci autorevoli con competenze specifiche.Manipolazione coordinata dei mercatiItay Goldstein, professore di finanza alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, una delle più prestigiose business school al mondo, ha presentato al panel presieduto da Schnabel la sua ricerca su come gli algoritmi di trading possano coordinarsi spontaneamente su percorsi manipolatori dei prezzi. Non si tratta del classico flash crash, in cui tutti vendono perché tutti vendono: Goldstein descrive uno scenario in cui gli algoritmi generano bolle e poi le fanno esplodere, estraendo profitto sia nella fase ascendente sia in quella discendente. Ha detto che questi algoritmi riescono effettivamente a raggiungere questo tipo di manipolazione, con implicazioni significative per la stabilità finanziaria. Questa forma di collusione è già illegale nella maggior parte delle giurisdizioni, ma la legge è stata scritta pensando a esseri umani che si accordano consapevolmente, non ad agenti autonomi che convergono emergentemente sullo stesso comportamento.Decisioni di credito opacheTobias Adrian, Financial Counsellor e direttore del dipartimento Mercati monetari e dei capitali del Fondo Monetario Internazionale, il funzionario del FMI responsabile della sorveglianza sulla stabilità finanziaria globale, ha sollevato il problema della supervisione delle decisioni di credito delegate ad agenti AI. Se una banca affida la valutazione dei prestiti a un sistema autonomo, come fa il supervisore a giudicarne le decisioni? Adrian ha usato l’espressione black box e ha indicato la mancanza di spiegabilità come la sfida chiave per la vigilanza bancaria. Ha aggiunto che l’AI allargherà il divario tra chi può permettersi la difesa, imprese più grandi, paesi più ricchi, e chi non può: gli attacchi più gravi colpiscono l’anello più debole della catena.Kill switch e cyber-resilienzaIl discorso più operativo del forum è venuto da Sarah Breeden, vice-governatrice della Bank of England con delega alla stabilità finanziaria. In un intervento intitolato Agents of change, Breeden ha proposto di valutare l’introduzione di meccanismi analoghi ai circuit breaker, gli interruttori che fermano il trading sulle borse in caso di crolli improvvisi, ma progettati specificamente per bloccare il mercato su scala globale se modelli AI difettosi provocano un meltdown. Ha usato l’espressione kill switch, che nel gergo dell’ingegneria indica un comando di arresto di emergenza. È un cambio di posizione significativo, fino a poco tempo fa la Bank of England riteneva che i framework regolatori esistenti fossero sufficienti a gestire i rischi dell’AI; ora Breeden dice esplicitamente che quei framework non sono stati costruiti per contemplare agenti autonomi e che affidarsi a un essere umano nel loop per ogni azione degli agenti non è realistico. I numeri le danno ragione, secondo un’indagine del Cambridge Centre for Alternative Finance, il 52 per cento delle imprese finanziarie usa già AI agentica. Breeden ha citato anche un dato sull’accelerazione, le capacità dell’AI raddoppiavano ogni sette mesi nel 2019, ma il ciclo si è accorciato a circa quattro mesi nel 2024.La Bank of England sta conducendo simulazioni insieme alla Bundesbank tedesca e alla BIS Innovation Hub, il laboratorio della Banca dei Regolamenti Internazionali, per capire cosa succede quando agenti AI addestrati su dati simili reagiscono simultaneamente agli stessi segnali di mercato, generando un herding comportamentale algoritmico. Breeden ha collegato l’AI agentica anche al rischio cyber, citando le preoccupazioni recenti legate al sistema Mythos di Anthropic, il modello AI le cui capacità offensive in ambito cybersicurezza hanno spinto l’amministrazione Trump a bloccarne l’esportazione. Ha suggerito che potrebbe servire una sorta di schema assicurativo, analogo all’assicurazione sui depositi bancari, per coprire i rischi cyber generati dall’AI agentica.Lagarde: USA ed Europa sono ostaggi l’uno dell’altroChristine Lagarde ha riconosciuto che l’Europa è in ritardo sugli investimenti in AI e sullo sviluppo delle frontier company, le aziende che guidano le scoperte tecnologiche di frontiera. Ma ha rifiutato la narrativa del vassallaggio tecnologico, sostenendo che Stati Uniti ed Europa sono ostaggi l’uno dell’altro. Le Big Tech americane hanno bisogno del mercato europeo, che rappresenta il 25 per cento dei ricavi di molti hyperscaler, i giganti del cloud computing come Amazon, Microsoft e Google. “Non possiamo fare a meno di loro, e loro non possono fare a meno della fonte di ricavi che noi rappresentiamo”, ha detto Lagarde.Si tratta di una posizione coerente con quella espressa dalla stessa Lagarde al simposio COTEC di Venezia, poche settimane prima: regolazione, investimento nelle competenze, inclusione per evitare nuove disuguaglianze. La linea di fondo è che l’Europa può negoziare da una posizione di forza commerciale, anche senza avere proprie frontier company, a patto che usi il proprio peso di mercato come leva strategica, una postura che richiama, su un piano diverso, le discussioni in corso sulla sovranità digitale europea in materia di cloud, semiconduttori e controllo delle esportazioni di modelli AI.Il passaggio dell’AI da opportunità a rischio sistemicoIl forum di Sintra 2026 segna un passaggio di fase nel discorso istituzionale sull’intelligenza artificiale. Non è un allarme contro la tecnologia, nessuno dei relatori ha proposto di fermarne lo sviluppo o l’adozione. È un allarme sul ritardo della governance rispetto alla velocità di diffusione. Sarah Breeden parla di sorprese tecnologiche che hanno già superato le aspettative dei regolatori. Tobias Adrian dice che la vigilanza non è attrezzata per le decisioni opache degli agenti AI. Itay Goldstein mostra che la manipolazione algoritmica coordinata è un fenomeno reale che la legge attuale non sa intercettare. Torsten Slok avverte che il volume di debito legato all’AI è tale da rendere qualunque scenario, successo o fallimento, un problema di stabilità finanziaria.Il messaggio collettivo dei banchieri centrali è che l’AI non è più solo un tema di politica industriale o di regolazione tecnologica, è una variabile di rischio sistemico che richiede strumenti nuovi e che chi tiene le mani sui tassi di interesse non può più permettersi di trattare come un problema di altri.










