Lui le chiama conseguenze della crisi del settimo anno. E un po’ di ragione ce l’ha, perché l’ottava edizione di Porto Rubino, in programma dal 14 al 18 luglio a Taranto, Savelletri e Otranto, cambia un po’ fisionomia rispetto a quelle degli anni passati. “Lui”, ovviamente, è Renzo Rubino e per parlare del suo festival pugliese (con prologo a Milano) si accomoda sulla poltrona di Soundcheck, il format musicale del nostro giornale disponibile pure sui social e sulla pagina web.

Ma si tratta di una “crisi” più interiore che di risultati, ammette per primo il cantautore tarantino, 38 anni, spiegando come a lui piaccia cambiare le carte in tavola a quel che fa, attualizzare di continuo pure una formula fortunata come quella della sua rassegna “galleggiante”; con gli artisti sui caicchi a cantare e il pubblico in spiaggia ad applaudire.

Renzo, quando s’è reso conto che era arrivata l’ora di ripensare la formula di “Porto Rubino”?

“Già la scorsa estate ad Otranto, mentre cantavo tra la gente l’ultima canzone, ho provato nettamente il desiderio di fare un passo indietro e lasciare la scena solo ai miei ospiti. Fin dall’inizio, infatti, il festival è stato legato alla mia figura, che invitavo gli amici, cantavo con loro, facevo da padrone di casa. Pian piano, però, è iniziata l’opera di riposizionamento e la ricerca di una presenza laterale, finché l’anno scorso, appunto, ho detto basta. Perché per la manifestazione è arrivato il momento di andare avanti da sola”.