ROMA – Forse, a causa delle guerre in corso, in pochi hanno notato che l’ultimo G-7 di Evian si è concluso con una Dichiarazione dedicata alla riforma della Cooperazione, dove il gruppo di Paesi storicamente donatori hanno cercato di definire una nuova prospettiva ed una nuova narrazione su questa grande questione.

Un sistema di aiuti appesantito. La dichiarazione, parte dalla constatazione che il sistema degli aiuti oggi non è adeguato appesantito dalle sue lentezze, frammentazioni forse scarsa efficacia. Considerazioni che hanno il merito della franchezza, come hanno notato alcuni, in parte condivisibili anche se si omettono le responsabilità Gli autori, rappresentano il club dei sette paesi più ricchi e influenti su scala globale che restano ancora oggi -ed è un merito- i titolari di tre quarti dell’aiuto pubblico complessivo e che ne sono stati sinora gestori e ispiratori.

Il principio della reciprocità e del comune interesse. Una visione quindi che sin dal titolo del documento si fonda sull’idea di una nuova partnership basata “sulla reciprocità e sul comune interesse”. Fondata su quattro pilastri: il capitale privato, nella sua declinazione di finanza mista pubblico privata (dove il privato utilizza come leva anche gli aiuti pubblici); il rafforzamento della capacità fiscale dei paesi partner che punta ad una loro minore dipendenza; ristrutturazione del debito, questione complessa e densa di rischi in un mondo sempre più instabile; uso degli aiuti solo per i paesi più poveri o fragili.