Mari bollenti in Italia e anche la temperatura degli oceani nel mondo a giugno supera ogni record precedente. Con 20 gradi centigradi di media annuale e punte di oltre 26 a luglio (26,64) e agosto (26,48), il 2025 ha fatto registrare per i mari italiani valori superiori di +1,18 gradi rispetto al riferimento climatologico 1991-2020 risultando il secondo più caldo dal 1982. A misurare la febbre dei mari italiani è il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), composto da Ispra e dalle Agenzie per l’ambiente di Regioni e Province autonome (Arpa/Appa) che ha presentato il rapporto «Il clima in Italia nel 2025» mentre a livello globale è il programma europeo Copernicus a lanciare l’allarme per un nuovo record delle temperature superficiali delle acque marine globali giornaliere rispetto a quelli del 2023 e del 2024.L’allarme è alto perché sono attese «conseguenze sia sugli andamenti meteorologici che sul clima globale e sugli ecosistemi marini», affermano i servizi Copernicus di osservazione della Terra e marino in quanto il fenomeno El Niño di riscaldamento anomalo della superficie dell’oceano Pacifico equatoriale si prevede sarà probabilmente forte. In Italia, l’Snpa indica d’altro canto che le piogge più frequenti al Nord migliorano il quadro idrico dell’area con un aumento del 7% delle precipitazioni rispetto alla media, mentre il Centro resta in linea e il Sud registra un calo del 5%. Dal 2000 in poi, in quasi tutti gli anni si sono registrate in Italia temperature atmosferiche più alte della media e il 2025 conferma questa tendenza, con un’anomalia di temperatura media di +1,03 gradi rispetto al valore climatologico 1991-2020. Tutti i mesi, tranne ottobre e novembre, risultano più caldi del normale; il mese di giugno, con il picco di 3,23 gradi sopra la media, è stato il secondo della serie, dopo il record del 2003. Anche tutte le stagioni chiudono con valori superiori alla media.«I dati del monitoraggio del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente confermano che il cambiamento climatico non è più una sfida del futuro, ma una realtà con cui siamo già chiamati a confrontarci» spiega Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra ed Snpa. Gli scenari elaborati dall’Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale, aggiunge, dimostrano che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni è possibile, a condizione di accelerare il percorso con scelte fondate sulla conoscenza scientifica, sulla qualità dei dati e sulla capacità di prevenire e adattarsi ai cambiamenti».