BOLZANO. Sabato mattina. Il lido gremito di bolzanini in cerca di tregua dal caldo. Tra le grida gioiose dei bambini, quelle di una donna disperata a bordo vasca. Ha in braccio la figlia, appena due anni e mezzo. La piccola non dà segni di vita. È appena andata in arresto cardiocircolatorio: per troppi secondi è rimasta sott'acqua - dentro la piscina dei bimbi - prima che la madre, vedendo la sagoma sul fondale, la recuperasse priva di sensi.
Sarebbe morta senza la prontezza di Luigi Ferro, 41 anni, medico bolzanino del pronto soccorso di Merano. «Ero sotto l'ombrellone con la mia famiglia - racconta Ferro -. Sono corso attirato dalle urla. Ho dato una rapida occhiata alla mamma per capire se fosse in grado di eseguire le manovre di rianimazione. Di solito lo si chiede al genitore. Non era lucida. Così ho appoggiato la bimba a terra: ho erogato le cinque insufflazioni bocca a bocca e ho iniziato la rianimazione cardiopolmonare pediatrica. In un brevissimo tempo, credo un minuto, forse due, anche se in quelle circostanze si perde la cognizione del tempo, la bimba ha avuto un sussulto, come una sorta di convulsione, ha vomitato ed ha espulso un getto d'acqua dalla bocca». Il cuoricino ha ricominciato a battere. È stata posizionata su un fianco, nella posizione laterale di sicurezza. Attorno a Ferro decine di persone, compresi i bagnini. Diversi in lacrime.








