La pistola con cui Alessandro Barcellona ha ucciso il “rivale in amore”, Alessandro Signorile, è la stessa che portava ogni giorno a lavoro. L’uomo di 40 anni che ieri mattina, 30 giugno, ha ucciso l’operaio in via De Marinis a Carbonara, faceva la guardia giurata. Barcellona prestava servizio periodicamente sia al Tribunale di Bari che in Procura: un “brav’uomo” che mai e poi mai, secondo chi lo ha conosciuto, avrebbe agito in questo modo. Quando la folla ancora nei pressi della strada in cui si trovava il cadavere di Signorile ha saputo l’identità del killer, a stento riusciva a crederci.

“È cresciuto in una buona famiglia, non avrei mai pensato che potesse arrivare a tanto - dicevano - si è rovinato la vita”. Barcellona ha una figlia piccola e le vesti da papà le ha sempre indossate con orgoglio, anche sui social. Da qualche mese la guardia giurata aveva scoperto che la donna con la quale conviveva aveva una relazione con Signorile, come lui stesso ha confessato nel corso del lungo interrogatorio. La Procura ha contestato al killer di aver agito per “gelosia e vendetta”: la sera prima della sparatoria, la donna aveva comunicato a Barcellona l’intenzione di mettere fine alla loro relazione. La “goccia che ha fatto traboccare il vaso” sarebbe stato l’ennesimo “non ti amo più”, detto al quarantenne. E poi, la sparatoria: Signorile e Barcellona si sarebbero incontrati poco prima dell’omicidio, e ci sarebbe stato anche un scontro verbale tra i due, in cui la vittima avrebbe detto al suo assassino “prima o poi me la prenderò”, riferendosi alla donna. Le indagini sono state condotte dai militari della Compagnia San Paolo e coordinate dalla pm Larissa Catella assieme al procuratore aggiunto Stefano Milto De Nozza.