Diciotto giorni per spegnere e riaccendere il modello di AI più potente mai reso pubblico. La vicenda del controllo all’export su Claude Fable 5 e Mythos 5 si chiude con una lettera, proprio come si era aperta. La riflessione dell’avvocato Riccardo Piselli, professore di Proprietà Intellettuale alla Luiss Guido Carli
Il 30 giugno la Casa Bianca, che diciotto giorni prima aveva interdetto l’accesso a Claude Fable 5 e Mythos, ha riaperto la porta. Chiuso con una lettera, riaperto con una lettera: simmetria perfetta. Ma per comprendere la vicenda, occorre riavvolgere il nastro. Il 9 giugno Anthropic rilascia Fable 5 come modello pubblico e Mythos in versione ristretta: i più capaci mai prodotti dall’azienda. Tre giorni dopo, una segnalazione, la cui origine il racconto ufficiale lascia tuttora nell’ombra, riferisce di un jailbreak: una sequenza di comandi capace di aggirare i vincoli di sicurezza e di sbloccare le capacità offensive del modello in ambito cyber. La sera stessa il segretario al Commercio Howard Lutnick firma una lettera che impone i controlli all’export su entrambi i modelli. Ad Anthropic restano pochi minuti, non giorni, per adeguarsi. Non potendo distinguere in tempo reale i cittadini stranieri dagli americani tra centinaia di milioni di utenti, l’azienda fa l’unica cosa possibile: spegne tutto. Entro la mezzanotte del 12 giugno il blackout è globale.











