Sarebbero stati trascinati dalla furia dell’acqua i due escursionisti sloveni, madre e figlio trovati morti nella zona dei Laghi di Fusine, a Tarvisio. Le nuove verifiche dei carabinieri hanno permesso di restringere il campo sulla data della tragedia: madre e figlio potrebbero essere deceduti il 23 giugno, e non all’inizio del mese come ipotizzato in un primo momento.

A orientare la ricostruzione sono stati alcuni elementi trovati dagli investigatori. Nell’auto della donna, parcheggiata nell’area dei laghi, è stato rinvenuto un ticket di sosta datato 23 giugno. Nello zaino della 49enne, recuperato intatto ma a notevole distanza dal punto in cui sono stati individuati i corpi, c’era anche un drone: le immagini registrate avrebbero contribuito a collocare temporalmente l’escursione e quindi il possibile momento del decesso.

L’ipotesi del torrente ingrossato

Secondo la ricostruzione al vaglio, i due si trovavano nell’area a nord del lago superiore di Fusine, lungo un torrente ora in secca, alle pendici del Mangart. Nel tardo pomeriggio del 23 giugno, a causa di forti precipitazioni, il corso d’acqua potrebbe essersi improvvisamente ingrossato, travolgendo madre e figlio e trascinandoli a valle.I corpi sono stati trovati a circa 50 metri di distanza l’uno dall’altro. Le condizioni in cui sono stati rinvenuti, sarebbero compatibili con la violenza dell’acqua e con il caldo dei giorni successivi.