Nel suo primo anno da presidente Donald Trump ha incassato almeno 2,2 miliardi di dollari, un miliardo e mezzo dei quali dal solo settore crypto. Altri milioni arrivano da accordi di licensing in Arabia Saudita. Trump si difende dicendo di non occuparsi personalmente dei suoi soldi e di guadagnare solo perché la borsa sale. Ma il grosso dei ricavi non viene dal mercato: viene da settori che la sua stessa amministrazione regola, il che riaccende il dibattito sul conflitto di interessi. Trump infatti oltre a creare le regole per il settore delle cripto (ha detto di voler trasformare gli Stati Uniti nella loro capitale), tiene anche rapporti di geopolitica con stati (come il Qatar e l’Arabia Saudita) che fanno affari con le aziende della sua famiglia: aziende che non si trovano in un blind trust. Trump è anche il primo presidente da Richard Nixon a non voler pubblicare la sua dichiarazione dei redditi.

Il rischio bolla Intanto il 23 giugno il Kospi, l’indice della borsa di Seoul, ha perso il 10% in una sola seduta. Nessuno è riuscito a spiegare davvero perché, né gli analisti né gli investitori che fino al giorno prima continuavano a comprare. È stato il primo segnale di un rischio per il mercato azionario più performante al mondo: quello di una bolla. Nei primi sei mesi del 2026 il valore del Kospi, che raggruppa circa 880 società, è raddoppiato, arrivando a valere tre volte tanto rispetto a un anno fa, quando l’economia sudcoreana, dipendente dalle esportazioni, subiva i dazi imposti dall’amministrazione Trump. Dietro la corsa ci sono due aziende, SK hynix e Samsung Electronics, che producono chip di memoria per i data center dell’intelligenza artificiale. Le azioni di SK hynix valgono oggi dieci volte quelle di un anno fa, quelle di Samsung cinque volte tanto. Entrambe le società superano ora i mille miliardi di dollari di capitalizzazione, e il 24 giugno SK hynix ha annunciato una quotazione a Wall Street che punta a raccogliere circa 30 miliardi di dollari, una delle cinque maggiori emissioni azionarie nella storia americana. La concentrazione Il problema è la concentrazione. SK hynix e Samsung da sole valgono più della metà dell’intero Kospi, un livello mai visto negli Stati Uniti e con pochi paragoni nel mondo: in Svizzera Nestlé, Novartis e Roche pesano per il 40% della borsa, Saudi Aramco ha superato da sola metà del listino saudita. Negli Usa il precedente più vicino risale al 1901, quando US Steel e Standard Oil insieme arrivarono al 15-20% del mercato. La storia coreana insegna che le euforie di borsa finiscono male: nella crisi finanziaria asiatica del 1997-98 il Kospi perse il 66%, e nel 2007, con lo scoppio della bolla immobiliare americana, cadde del 55%. Oggi a spingere i prezzi sono soprattutto gli investitori locali, molti dei quali con soldi presi in prestito, dopo che quelli stranieri hanno iniziato a incassare i guadagni. A fine giugno i prestiti a margine in Corea avevano raggiunto 38 mila miliardi di won, circa 24,7 miliardi di dollari, contro i 27 mila miliardi di inizio anno. Il presidente Lee Jae Myung, arrivato al potere nel giugno 2025, ha nel frattempo riformato la legge sulle società commerciali per obbligare i consigli di amministrazione a tutelare gli azionisti, riducendo il controllo delle famiglie fondatrici sui chaebol, i grandi gruppi industriali coreani. Dietro i numeri resta comunque una domanda reale. SK hynix produce il 60% della memoria ad alta banda usata nei server per l’IA e il 22 giugno ha superato per la prima volta il valore di Samsung. Intanto negli Stati Uniti, il giorno dopo la chiusura di un trimestre record per Nasdaq e Dow Jones, Bank of America ha avvertito i propri clienti che il rischio di una correzione sta salendo nei mesi tra giugno e settembre.