Dagli esordi nella scena rap italiana al successo nel pop, Claudia Nahum, in arte Baby K, nata a Singapore e cresciuta tra Londra e Roma, ha costruito una carriera segnata da numeri importanti. Prima artista italiana a superare il miliardo di visualizzazioni su YouTube con un singolo e unica donna, secondo le certificazioni ufficiali della Fimi, ad aver ottenuto un disco di diamante, torna con «Tucamacarena», brano accompagnato da un videoclip girato a Napoli tra Foqus e il murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli.

TUCAMACARENA, arriva il nuovo videoclip di Baby K ambientato a Napoli: le riprese nei Quartieri Spagnoli«Tucamacarena» chiude una trilogia dedicata alla donna. Ma che donna è oggi Baby K? «Ho passato un anno a riflettere sui nodi da sciogliere, sia come essere umano che come cantante. Questa trilogia nasce dall'esigenza di ribaltare il punto di vista: per anni sono stata vista come un "oggetto discografico", un prodotto da consumare in una stagione. Con questo progetto, che è partito da “Follia mediterranea”, ho voluto esplorare la condizione umana con tutti i suoi fantastici difetti. In “Tucamacarena” c'è la presa di posizione finale: non voglio più essere raccontata dagli altri, voglio raccontarmi io». Per girare il video ha scelto luoghi simbolo di Napoli, come i Quartieri Spagnoli e il murale di Maradona. Cosa ha cercato in questa città? «Da circa due anni continuavo a imbattermi nelle fotografie di Robbie McIntosh, che raccontano Napoli attraverso la sua gente, quella vera. Cercavo l'autenticità delle persone vere, lontana dall'immagine patinata dei social. Essendo cresciuta tra Singapore, Londra e Roma, ho un'identità frammentata, mi sento culturalmente "meticcia". A Napoli ho respirato un senso di partecipazione e di appartenenza che mi ha aiutata a ricomporre un pezzo di quel puzzle. La disponibilità spontanea della gente durante le riprese è stata qualcosa di unico». Il titolo richiama balli come il «Tuca tuca» e la «Macarena». Che peso ha avuto Raffaella Carrà nel suo percorso? «Raffaella è stata la pioniera assoluta. La incontrai a “The Voice”, mi disse una cosa nell’orecchio che non ripeto e custodisco quel ricordo come uno dei più belli: era una donna libera, capace di unire mondi diversi aprendo la strada a tutte noi. Unire quei due simboli popolari in “Tucamacarena” è un omaggio a quella leggerezza colta e a una seduzione che è prima di tutto gioco e libertà». Lei parla spesso di «pregiudizi» nell’industria musicale. Quale è la sfida più grande per una donna nel pop oggi? «C’è ancora la tendenza a mettere in discussione la credibilità artistica di una donna partendo dal suo aspetto fisico. Si confonde troppo spesso la libertà di esprimere la propria femminilità con la strumentalizzazione del corpo. Nel rap, paradossalmente, ho trovato più rispetto tra i colleghi che nel pubblico. Serve educare all'empatia sin da piccoli». In un mercato che «skippa» la musica dopo 15 secondi, lei rivendica un approccio «self-made». Non teme di andare controcorrente? «Il mercato favorisce il consumo veloce, ma così si rischia di perdere il legame tra artista e pubblico. Io vengo da una lunga gavetta, non da un talent. Se c'è una cosa che direi alla Baby K degli inizi è: "Non li ascoltare, vai avanti per la tua strada"». Il brano parla di un amore complicato. C'è chi ci legge una celebrazione del «malessere»... «Nessuna celebrazione. Mi interessa raccontare la fragilità umana e quell'attrazione che spesso proviamo per ciò che sappiamo essere sbagliato. È una parte della crescita. E poi, magari, il “malessere” sono io». Cosa dobbiamo aspettarci dall’«Oh baby! Summer tour»? «Sarà un viaggio nel mio mondo: dai successi ai brani rap degli inizi. Voglio vedere la gente ballare e godersi quella libertà che solo la musica dal vivo sa dare».