All’aeroporto di Fiumicino ho letto una pubblicità che diceva “sovranità digitale”.
Certe parole brutte ci restano magnificamente in testa. Il cervello ha dei criteri tutti suoi e invece di trattenere cose utili si porta dietro roba come, appunto, “sovranità digitale”.
Arrivata a New York ho visto i cani. New York è praticamente una città composta al 50 per cento da umani e al 50 per cento da cani. Cani anche molto ben regolati e stabili emotivamente. Io invece, appena arrivata, pensavo di aver perso la valigia.
Stavo a Chinatown. La mattina mi svegliavo e vedevo le persone fare quei movimenti lenti nei parchi. Stare da sola in una città così grande, partire da sola, ha quella vibrazione un po’ cretina e fortissima che ti fa emozionare pure per dei campetti da basket, pure per la gente, pure per i vecchietti che fanno tai chi.
Ma ero lì per un progetto. Disegnare tanto, disegnare tutto. Per sfruttare il più possibile tutta la fortuna che avevo avuto nello stare lì, con uno sponsor e due talk in due università.








