Genova – Quelle compiute al vertice di Amt furono scelte che tenevano insieme certo un mandato politico, ma al contempo la convinzione di potergli dare seguito da parte della sua più alta dirigente. Soprattutto: l’attuale giunta ha trasformato una fisiologica crisi di liquidità in un “buco” inesistente, inanellando “dichiarazioni allarmistiche” che rischiano di ripercuotersi – quelle sì – molto pesantemente sul futuro dell’azienda del trasporto pubblico genovese. E ancora. Non è vero che il dato sulle multe non pagate e recuperabili inserito nei bilanci era falso; si trattava invece di cifre che potevano essere introitate vendendo crediti ben circoscritti (grazie a procedure nuove e molto più “cogenti”) a società specializzate in quel tipo di riscossioni, avevano insomma un valore ch’era ben superiore alla media “ordinaria” di ciò che precedenti amministrazioni avevano saputo recuperare. E neppure l’appostamento anticipato di crediti derivanti da cosiddetti fondi Mase (Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ndr) era un trucco: quei soldi sono infatti arrivati, sebbene un biennio dopo, a valle d’una svolta ambientale che rappresentava il caposaldo per poter modificare le croniche fonti di sostentamento finanziario, essendo ormai carente il Fondo nazionale trasporti. “Ecco perché le multe si potevano recuperare davvero” Sono questi i capisaldi della memoria, lunga 94 pagine, consegnata in queste ore alla Procura della Repubblica da Ilaria Gavuglio tramite i suoi legali Raffaele Caruso e Andrea Ganzer. Gavuglio, ricordiamo, è l’ex presidente e poi direttrice generale di Amt, scelta per guidare l’azienda da Marco Bucci quand’era sindaco con il centrodestra e confermata da Pietro Piciocchi, poi licenziata con l’insediamento in Comune della maggioranza di centrosinistra guidata da Silvia Salis. Gavuglio è indagata da mesi con l’accusa di bancarotta insieme ad altri quattro ex amministratori, dopo che i pubblici ministeri hanno chiesto il fallimento della stessa Amt, stoppato grazie a uno “scudo” concesso dal tribunale fallimentare.L’ex manager, dopo essere stata sentita nei giorni scorsi a palazzo di giustizia dal pm Marcello Maresca, titolare del fascicolo, ha depositato un dossier con cui prova a ribaltare completamente il punto di vista sulla vicenda, insistendo su un elemento chiave: la situazione di Amt si sarebbe potuta risolvere, proseguendo al contempo il lavoro per una parziale gratuità, dando “continuità” alle sue scelte di politica aziendale (in primis la cessione dei crediti deteriorati e i fondi ambientali quale linfa vitale) che si stavano sviluppando e avrebbero potuto portare a un soddisfacente compimento. Ma l’interruzione drastica di quel percorso, la vera causa dei problemi a suo parere, ha innescato un effetto domino perverso che rischia di trascinare Amt in un tunnel senza ritorno, a meno che non vengano drasticamente e drammaticamente tagliati i servizi come sta accadendo. “I fondi ambientali la vera svolta per finanziarsi: rovinato un percorso” “Gavuglio – scrivono quindi i difensori alternando il presente al passato - accetta il mandato non certo per piegarsi a diktat politici ma perché ritiene vi sia la concreta possibilità di trovare risorse per un nuovo modello di business a sostegno della svolta ambientale (mezzi elettrici, riduzione dell’auto privata). Sin dalla prima sperimentazione, avvenuta nel 2022, i dati del Comune parlano di un incremento notevole dei passeggeri con acquisto di biglietti della metropolitana in fasce non coperte da gratuità, che vanno già di per sé ad assorbire la perdita di ricavi. E poi individua la possibilità “storica” di accedere ai fondi del Ministero dell’ambiente per la qualità dell’aria, in grado di finanziare le gratuità e di dare a corpo a quel nuovo modelle di business che, nel 2024, prenderà il nome “Modello Genova per un nuovo sistema di mobilità pubblica sostenibile”. I dettagIi: “Amt, come tutte le aziende di Tpl (trasporto pubblico locale), soffriva da anni di cronica carenza di liquidità, con fabbisogno mensile di 13–18 milioni a fronte di cassa spesso di pochi milioni, coperto tramite affidamenti, factoring, finanziamenti garantiti e ritardi nei pagamenti ai fornitori”. E non è vero che l’ex presidente, davanti alle difficoltà, obbedisce senza obiettare. “Sul piano interno, Ilaria Gavuglio denuncia gravi carenze della direzione finanziaria: assenza di controllo di gestione, errori nei budget, mancata lavorazione delle sanzioni (mai formate ordinanze, nessuna azione esecutiva, perdita di interessi e probabile prescrizione), mancato utilizzo di crediti d’imposta, assenza di programmazione finanziaria e monitoraggio della posizione finanziaria netta. Quindi imposta un piano strategico e industriale 2023/2034, mai esistito prima in Amt, che proietta l’azienda come player della transizione energetica”. “Riacquistata credibilità bancaria, ora la stanno perdendo” Arriva quindi uno dei nodi fondamentali. “Questa “credibilità bancaria” – rimarcano ancora Caruso e Ganzer - confermata dal mantenimento delle linee di credito fino all’estate 2025, è già da sola un indice di continuità aziendale e non di dissesto. Il grave peggioramento dei rapporti con le banche è oggettivamente riconducibile alla gestione allarmistica della comunicazione di quella che nel 2025 era una crisi di liquidità, e non un buco, dovuta al convergere d’una serie di partite di pagamento per importanti investimenti, tra cui quelli del Pnrr, che richiedevano anticipi di spesa. Questi ultimi, pur avendo sullo sfondo la certezza del rimborso a rendiconto da parte delle istituzioni pubbliche, richiedevano una delicata gestione, in cui il rapporto con le banche e la reputazione aziendale avevano un ruolo determinante. E Gavuglio, sin dalle prime avvisaglie della crisi, programma una serie di azioni, in realtà attuazione del piano strategico da lei stessa elaborato già dal 2023, che nel luglio del 2025 incontrano l’approvazione del Collegio Sindacale, della società di revisione, della stessa nuova amministrazione comunale.” “Il rischio crac dopo il licenziamento” I problemi veri, è quindi la linea sostenuta con argomentazioni obiettivamente approfondite, si materializzano semmai dopo. “Con la successiva cessazione della carica nel 2025 – è ribadito nell’incartamento - il nuovo Cda ha modificato la linea di gestione della crisi, che vira verso un fronte allarmistico, che ha quale perno la scelta di affidarsi a una diversa società di consulenza. La quale basandosi su dati inerziali (non viene svolto un audit ma un’analisi senza coinvolgimento delle prime linee aziendali) e adottando criteri di liquidazione e non di continuità, offre un’analisi della situazione che viene rappresentata come una grave crisi, che non fotografa una situazione oggettiva, ma trasforma una carenza di liquidità fisiologica per un’azienda di Tpl (si torna a uno dei dati-clou descritti in apertura) in un dissesto inesistente. Talmente inesistente che la stessa società ritiene di poter comunque approntare un piano di recupero di per sè antitetico rispetto al fallimento (ora liquidazione giudiziale). Un piano in cui peraltro vengono recuperati molti degli elementi della strategia aziendale di Ilaria Gavuglio, a cominciare dalla patrimonializzazione invocata sin dal 2023, salvo fare dei passi indietro significativi rispetto a quella visione ambientalista che aveva connotato l’azienda nel periodo precedente.
Inchiesta Amt, Gavuglio: “Condividevo la linea politica: multe recuperabili, gratuità e fondi ambientali decisivi. Pericolosa la gestione allarmistica”
Ecco il documento di oltre 90 pagine presentato in Procura dall’ex presidente, oggi indagata per bancarotta, licenziata dalla giunta Salis: “C’era un progetto …






