Il 22 maggio 2025, a Vilnius, il cancelliere Friedrich Merz ha pronunciato una frase che avrebbe fatto scalpore in qualsiasi altro momento della storia europea: “Dobbiamo essere disposti a fare tutto per difenderci, per evitare di essere costretti a difenderci”. Con quelle parole, la Germania inaugurava la Panzerbrigade 45 – la Brigata Lituania – il primo schieramento permanente di truppe tedesche all’estero dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Per capire il peso di quel gesto bisogna ricordare cosa significa per la Germania schierare soldati fuori dai propri confini: dalla sconfitta del 1945 e dalla nascita della Repubblica federale, Berlino aveva costruito la propria identità politica attorno al ripudio esplicito di qualsiasi presenza militare permanente all’estero. La Bundeswehr, fondata nel 1955, era per statuto e per cultura un esercito puramente difensivo, pensato per proteggere il suolo nazionale all’interno dell’Alleanza atlantica, non per proiettare forza oltre confine. Otto decenni dopo la fine del Terzo Reich, quella regola non scritta – diventata nel tempo pietra angolare della politica estera tedesca – veniva abrogata. Quasi cinquemila soldati destinati a stanziarsi a Rudninkai, trenta chilometri a sud-est di Vilnius, al confine con la Bielorussia, a pochi passi dall’enclave russa di Kaliningrad. Una data, e una scelta, che segnano una discontinuità storica di prima grandezza.






