Nel giorno della sua nascita è naturale tornare a uno dei suoi temi: il destino dell’Occidente e della sua identitàdi Fausto Cariotimartedì 30 giugno 20264' di letturaOriana Fallaci avrebbe compiuto ieri 97 anni. Che solo due leader - Giorgia Meloni e Matteo Salvini - la ricordino nell’anniversario della nascita dice molto su quanto l’autrice de La rabbia e l’orgoglio fosse scomoda per la politica italiana. Lo confermano le volte in cui le giunte progressiste, a Livorno, Trento, Cremona e altrove, hanno bocciato le proposte per intitolarle una strada, e i giudizi emessi su di lei da sinistra (Fausto Bertinotti: «Dare l’Ambrogino alla Fallaci è un danno per l’Ambrogino»; Gianfranco Pagliarulo: «Una povera donna fondamentalista, circondata da incubi, fantasmi e mostri»).Già evocarla, insomma, e mettere lì, al centro della propria libreria, l’italiana filoamericana che con più forza ha preso posizione contro l’islamizzazione dell’Europa cristiana e gli «ipocriti difensori dell’Islam», nemica del fascismo quanto del comunismo e dei «preti rossi», è un atto identitario. Farlo quando manca meno di un anno al voto e mentre il legame che tiene insieme le due sponde dell’Atlantico si riduce a brandelli, lo è ancora di più. Per la premier, ricordare l’anniversario della scrittrice è come scrivere metà del programma elettorale. Un atto politico, non solo un omaggio.Oriana, Vittorio e il nostro antidoto al pensiero unicoOggi Libero lo trovate un po’ diverso nella sua veste grafica. È la prima di una serie di novità in ...IL PERIMETRO DELLA CIVILTÀ