Col Red Bull Cerro Abajo le biciclette scendono dal monte al mare lungo scalinate, caruggi e crêuze. È uno spettacolo straordinario, reso possibile da una città unica: Genova, dove la montagna incontra il mare senza alcuna pianura intermedia. Per due giorni quelle strade sono il palcoscenico di una gara internazionale ma, prima ancora di essere una pista per manovre spericolate, sono un’infrastruttura costruita per risolvere un problema molto concreto.

Le biciclette percorrono in pochi minuti quelle strade, risultato di secoli di esperienza. Oggi le ammiriamo per la loro bellezza, ma un tempo erano parte della vita quotidiana.

Le crêuze non sono mai in piano. A Genova si chiamano semplicemente “salite”. Per andare a casa mia percorrevo salita San Rocco, che continua con salita Granarolo, oppure salita San Francesco. Chi è nato a Genova sa che il Bisagno e il Polcevera sono torrenti spesso in secca. Ma basta un temporale intenso perché diventino fiumi capaci di portare morte e distruzione. L’acqua precipita dai pendii concentra la propria energia, erode il terreno, trascina materiali, allaga le parti basse. Genova ha imparato a risolvere questo problema.

I vecchi genovesi non disponevano di software di simulazione o di materiali ad alta tecnologia. Avevano però qualcosa che oggi rischiamo di perdere: conoscevano il loro territorio.