Polentini: "Approccio integrato". Ma i costi elevati rischiano di penalizzare le nostre imprese, il ruolo del water manager
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La gestione dell'acqua e la sostenibilità ambientale rappresentano oggi una delle principali sfide economiche e industriali per il sistema produttivo italiano. Dalla depurazione degli scarichi al riutilizzo delle acque reflue, fino all'innovazione tecnologica e alla prevenzione degli sprechi, il tema è stato al centro del Cnpr forum Acqua, emergenza da gestire o risorsa su cui investire?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili. Nel corso del confronto Elisabetta Polentini, commercialista e revisore legale dell'Odcec di Roma, ha evidenziato come il principio chi inquina paga renda corretto attribuire alle imprese i costi legati al trattamento degli scarichi, sottolineando però la necessità di accompagnare la transizione ambientale con investimenti adeguati, innovazione tecnologica e sistemi intelligenti di monitoraggio.Secondo Polentini, il miglioramento della gestione delle risorse idriche richiede un approccio integrato, capace di combinare soluzioni naturali, digitalizzazione e tecnologie avanzate. La professionista ha richiamato anche le difficoltà economiche che molte aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, devono affrontare nel percorso di adeguamento ambientale. Gli investimenti in impianti avanzati e sistemi di depurazione comportano infatti costi elevati, con il rischio di penalizzare la competitività delle imprese italiane rispetto a quelle operanti in Paesi con standard ambientali meno rigidi.Tra le possibili soluzioni indicate figurano il ricorso alla finanza sostenibile, l'utilizzo di dati in tempo reale per monitorare consumi e sprechi, l'introduzione di figure specializzate come i water manager e sistemi evoluti di controllo degli impianti industriali.Le conclusioni del dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale esperti contabili, che ha posto l'attenzione sulla necessità di superare definitivamente l'approccio emergenziale nella gestione della risorsa idrica.









