Nino è uno di quei cani che raccontano meglio di molti studi quanto sia fragile il confine tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere.
Salvato da una discarica in condizioni disperate, ridotto pelle e ossa, con ferite infette e segni evidenti di maltrattamento, oggi è un cane completamente diverso: fisicamente recuperato, emotivamente stabile, affettuoso, giocoso. Eppure, a distanza di oltre un anno dal salvataggio, nessuno lo ha ancora adottato. Non perché non sia pronto. Ma perché, secondo chi se ne prende cura, “è un Pit Bull”.
La sua storia comincia nel marzo 2025 in una discarica in Brasile, nello stato di San Paolo. Nino viveva nascosto in una buca, con profonde ferite alla testa e al collo, probabilmente causate da catene troppo strette, oltre a una grave infestazione parassitaria. Era terrorizzato dagli esseri umani. Ogni tentativo di avvicinamento lo faceva fuggire.
Il salvataggio è stato possibile solo grazie a una strategia indiretta: una volontaria che gli portava cibo e di cui si fidava ha permesso al team di recupero di instaurare un contatto senza forzature. Da quel momento, Nino ha accettato il guinzaglio, è salito spontaneamente in auto e ha iniziato il suo percorso di recupero veterinario. Il lavoro di riabilitazione è stato seguito dal progetto Cantinho do Chiquinho, che si occupa di recupero e adozione di animali in condizioni critiche.






