SACILE - I discendenti del medico Marco Antonio Meneghini hanno deciso di donare mille euro a ognuna delle scuole Superiori della città, affinché siano usati nell'allestimento di progetti dedicati alla memoria della Resistenza. Chiunque viva a Sacile conosce la storia di questo eroico medico che, per aver curato dei partigiani, fu trucidato dai nazifascisti il 16 aprile del 1945. Ne ricorda la figura il monumento ai caduti che si trova all'inizio di viale Trieste e non distante, anche un busto collocato all'Ospedale cittadino. Struttura che Meneghini dirigeva quando fu assassinato. Per celebrare il legame con la città, che non lo ha mai dimenticato, oggi la famiglia Meneghini ha deciso per questa significativa donazione. È, come si legge in una nota, "un gesto di gratitudine che valorizza il lavoro delle scuole e la costante vicinanza dell'amministrazione comunale nel ricordo del medico trucidato nel 1945". L'iniziativa porta la firma di Marco Longo, Margherita Meneghini, Francesca Meneghini, Mauro Stanflin, gli eredi diretti del dottor Marco Antonio Meneghini.

L'assegno Ogni istituto scolastico di secondo grado della città, quindi i Licei Pujati e l'Isis Sacile-Brugnera, riceveranno un assegno che dovrà essere usato per mantenere viva la memoria del medico. Un sostegno a progetti didattici volti alla ricerca, all'approfondimento e alla preservazione della storia della Resistenza, ponendo i giovani al centro di questo percorso di crescita civile. L'iniziativa ha trovato la collaborazione dell'assessore all'Istruzione, Ruggero Spagnol. «La sinergia con l'ente locale ha permesso di rendere possibile questo piccolo, ma significativo gesto, orientando l'attenzione non tanto sulla donazione in sé, quanto sul valore formativo delle attività svolte all'interno delle aule scolastiche e sulla sensibilità delle istituzioni cittadine. Attraverso questo stanziamento, gli eredi intendono premiare l'impegno degli studenti che si sono distinti nella produzione di elaborati dedicati alla figura del medico, trasformando il ricordo del passato in una vibrante testimonianza per il presente». La storia Gli eredi hanno rilasciato una dichiarazione ufficiale che racchiude l'essenza della loro scelta: "Un grazie agli studenti, ma anche a tutta la città. Rinnovare la memoria e la storia di Marco Antonio Meneghini ci preme, oltre che per il ricordo familiare, anche per il valore della testimonianza nei confronti delle ragazze e dei ragazzi, soprattutto in questi tempi. Un grazie sentito alla comunità sacilese e alle istituzioni che sempre ricordano con affetto il dottore". Nelle intenzioni della famiglia, le risorse donate dovranno servire a stimolare la ricerca storica, permettendo agli studenti di esplorare le radici della nostra democrazia e i dolorosi sacrifici che hanno segnato il territorio sacilese nelle ultime battute della Seconda guerra mondiale. Marco Antonio Meneghini era di origini vicentine. Approdò a Sacile nel 1923, perché assegnatario di un posto di primario all'Ospedale locale, di cui fu poi direttore sanitario. Durante la guerra, Meneghini, già molto apprezzato per le capacità e l'umanità che sapeva esprimere, ospitò e curò diversi partigiani, rischiando la sua vita. Alla fine il suo operato giunse anche all'orecchio dell'allora commissario prefettizio. Fu così che i nazifascisti andarono a prelevare il medico direttamente in Ospedale, mentre prestava come sempre la sua opera. Lo trascinarono fuori e lo fucilarono praticamente sul posto, ovvero dove oggi sorge il monumento ai caduti. Era il 16 aprile del 1945: ironia del destino, la guerra sarebbe finita solo qualche settimana dopo.