«Ho chiesto l’istituzione di una giornata europea per le vittime degli incidenti sul lavoro da celebrare l’otto agosto in ricordo della tragedia di Marcinelle», ha annunciato ieri la ministra per il Lavoro dall’Epsco (il consiglio per la politica sociale e la salute dell’Ue). La richiesta è in linea con l’azione del governo sul tema: concorsi, premi, protocolli di intesa. Marina Calderone, attesa oggi a Montecitorio per le comunicazioni sulla sicurezza sul lavoro, tra le azioni dell’esecutivo dovrebbe citare anche l’istituzione di un fondo per le borse di studio destinate ai figli delle vittime. Iniziativa meritoria, considerato che le famiglie di chi muore mentre cercava di portare a casa uno stipendio rimangono sole e senza risorse per affrontare i costi di processi molto lunghi. Per il resto la relazione della ministra, già depositata alle Camere come da prassi, «non contiene altro che propaganda», accusa la Cgil.
«LE MISURE PRESE fino a ora sono insufficienti perché non intervengono sul modello d’impresa che genera l’insicurezza», ha spiegato al manifesto Sebastiano Calleri, responsabile nazionale salute e sicurezza del sindacato. Le proposte fatte al governo per arginare lo stillicidio di morti sul lavoro, con Uil e Cisl, sono state ignorate e i dati sugli infortuni conducono a una lettura molto meno ottimista di quella che la ministra potrebbe offrire ai parlamentari. Secondo l’Inail, nel primo quadrimestre del 2026 l’Italia ha registrato una media di 2,3 decessi al giorno, con una diminuzione del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono aumentate, però, del 5,2% le denunce totali di infortuni non mortali e le malattie professionali (alle quali risultano più soggette le donne). Se la rilevazione chiudeva con 278 vittime ad aprile, è ragionevole stimare che a oggi siano almeno 414.








