Windows 11
Un PC con memoria DDR1 (!), slot AGP e chipset Intel del 2003 non dovrebbe avere molto a che fare con Windows 11. Eppure l’esperimento condotto da un appassionato dimostra una cosa interessante: il sistema operativo Microsoft, pur nato con requisiti ufficiali molto più severi rispetto a Windows 10, conserva ancora una notevole capacità di adattamento quando si interviene sui componenti giusti. Non è una procedura da consigliare per l’uso quotidiano, ma racconta bene dove finisce il supporto formale e dove inizia la compatibilità reale.
Quando Windows 11 arrivò sul mercato, nel 2021, la discussione si concentrò subito su chip TPM 2.0, Secure Boot, CPU supportate (peraltro non controllo non viene effettuato nel caso di un’installazione pulita) e requisiti minimi. Microsoft indica ancora 4 GB di RAM, 64 GB di spazio, firmware UEFI con Secure Boot, grafica DirectX 12 con driver WDDM 2.0 e processore a 64 bit da almeno 1 GHz con 2 core come base minima.
La dimostrazione di un Windows 11 capace di funzionare senza problemi su un sistema di ben oltre due decenni fa è ancora più curiosa perché arriva mentre i prezzi delle memorie, in particolare DDR5 e DDR4, hanno subito forti pressioni legate alla domanda di chip e alla produzione assorbita anche dai carichi AI.







