Oggi alle 13.30 locali, le 14.30 nostre (diretta su Sky), il tennis italiano scrive un'altra pagina del suo Rinascimento con Jannik Sinner, il primo campione azzurro a Wimbledon che apre le danze ai Championships sul mitico Centre Court, cominciando la scalata al bis contro un avversario che finora ha superato 4 volte su 4, Kecmanovic.
Sull'erba, il 24enne di San Candido è favorito dal baricentro basso (retaggio dello sci, per fronteggiare i rimbalzi irregolari), dai colpi piatti sempre puliti (per il timing naturale perfetto) che diventano ancor più pesanti ed efficaci, dal minor dispendio fisico (giocando scambi più brevi), dalla ridotta rincorsa alla varietà (per la velocità della superficie che premia ritmo ed aggressività da fondo), dall'uno-due servizio e soprattutto risposta (fondamentali sui campi verdi), dalla fiducia contro tutti gli avversari e anche dalla perdurante assenza del rivale, Carlos Alcaraz. Che il super-torneo datato 1877 l'ha vinto due volte battendo in finale Djokovic prima di arrendersi 12 mesi fa al Profeta dai capelli rossi e poi alla tendinite al polso. Ma attenzione: per la prima volta Jannik non ha giocato tornei preparatori e deve temere i primi turni sulla superficie dove ha la percentuale di vittorie più bassa (72%), inferiore anche alla terra (73%).Cobolli: «Stravolgermi sarebbe sbagliato. Bove è il mio angelo in terra, la mia fidanzata mi ha scelto quando non ero nessuno. Non ho mai votato»Il giardino di re Sinner sembra un acquario, un film fantasy che viaggia a ritroso nel tempo, un acquarello tutto verde (campi e teloni), bianco (l'abbigliamento dei giocatori, comprese le suole delle scarpe) e violetto (spruzzato quale e là), una drastica inversione di marcia dal tennis classico dai lunghi, duri, scambi da fondo a due-tre colpi di fioretto malefici e velocissimi. Wimbledon è l'Inghilterra più fiera e ostinata nell'essere lontana e diversa, l'isola dalla quale Giulio Cesare fece dietro front. È tradizione, silenzio e rispetto, è Perennial Ryegrass tagliato fra gli 8 e i 9 millimetri, è fragole con la panna (che poi è crema), è storia, è sensazioni forti sin da quando varchi i Doherthy Gates, dopo la ordinatissima fila lungo Church Road. È rules, regole, ferree e indiscutibili. Come l'Heat Stress Index: quando il termometro segna 30.1°, il cocktail di caldo e umidità, ci si ferma 10 minuti, per le donne fra il secondo e il terzo set, per gli uomini fra il terzo e il quarto. Per i big addio showers, acquazzoni: se piove, Centre Court e campo numero 1 si coprono col tetto retrattile che si chiude in 10 minuti ma poi serve una mezzoretta per ripristinare l'umidità al suolo. Comunque alle 23, per l'accordo con gli abitanti di zona, il gioco si ferma. Anche il tie-break è diverso: nei primi set è classico, a 7 punti (con almeno 2 di scarto), nel quinto degli uomini nel terzo delle donne, sul 6-6, è a 10 punti. Quando l'Australia dominava il tennis e la coppa Davis era come uno Slam, Nicola Pietrangeli e Orlando Sirola persero netto le finali 1960 e 1961, ma sull'erba, su una superficie molto lontana dall'amata terra rossa, e in casa dei mostri Emerson, Fraser e Laver. Wimbledon è rimasto tabù azzurro fino ai quarti 1979 di Adriano Panatta, replicati nel 1998 da Davide Sanguinetti, fino alla prima storica finale di Matteo Berrettini, "The Hammer", sconfitto sotto il traguardo da Djokovic nel 2021. Ma con anche due urrà consecutivi al Queen's Club. Per arrivare al trionfo di Sinner di 12 mesi e a una nuova strada per gli altri azzurri. Oggi i delicati esordi di Luciano Darderi contro Ethan Quinn e della Cocciaretto contro Wang. Domani Cobolli, Berrettini, Arnaldi, Sonego, Bellucci, Jasmine Paolini e Tyra Grant. Se non Sinner, chi? I bookmakers sono drastici: Jannik è dato vincitore a 1.45, con Djokovic, primatista di 24 Majors e 10 finali con 7 titoli a Wimbledon, offerto a 4.50, e Zverev, a 8, che ha rivelato l'allergia all'erba nello Slam peraltro meno vincente. Gli yankees Fritz e Shelton, sono dati a 21, con Mensik a 23 e il rientrante Draper, al primo turno proprio contro Fritz, a 26. L'impervio tabellone riduce le quote di Berrettini, a 41, come Bublik; coi rampanti Cobolli e Fils a 61.A 44 anni, Serena Williams è stata invitata a Wimbledon per i 7 urrà (in 11 finali): dalla sua doppietta 2015-2016, nell'albo d'oro c'è stato ogni anno una regina diversa e quest'anno c'è più incertezza ancora. Tutte le prime, da Sabalenka a Rybakina, da Swiatek a Gauff zoppicano, Andreeva e Noskova non sembrano pronte, e Muchova forse non ha gli artigli. Così Pegula ed Anisimova sognano.










