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Maria Giovanna Faiella

Oltre 20mila italiani soffrono di questa malattia rara sistemica, che può «attaccare» organi interni vitali. Perché è fondamentale riconoscerla subito. Oggi, però, si aspettano in media tra i 5 e i 7 anni per la diagnosi

Si stima che oltre 20mila italiani soffrano di Sclerosi sistemica, nota anche come sclerodermia (letteralmente «pelle dura»), malattia reumatologica rara autoimmune e sistemica, che può progredire fino ad «attaccare» organi interni vitali quali cuore, polmoni, reni. Anche per questo è fondamentale riconoscerla subito: oggi sono disponibili nuove cure che possono cambiare la prognosi, ma si aspettano in media 5-7 anni per avere la diagnosi, segnala la Società italiana di reumatologia (Sir). Da qui l’importanza di riconoscere i principali campanelli d’allarme, a partire dal fenomeno di Raynaud, conosciuto come il «fenomeno delle mani fredde e delle dita viola»: la prevenzione delle conseguenze gravi e invalidanti della malattia – soprattutto se diagnosticata tardi – passa infatti, come sempre, attraverso la corretta informazione, obiettivo della giornata mondiale della Sclerosi Sistemica che ricorre il 29 giugno.

Che cos’è, diagnosiLa Sclerosi Sistemica non è «solo» una malattia della pelle, come spiega il presidente della Società italiana di reumatologia, Andrea Doria: « È una malattia rara autoimmune che colpisce i vasi sanguigni e innesca un processo fibrotico, cioè una produzione eccessiva di tessuto cicatriziale. Questo materiale, utile per riparare una ferita, se prodotto in eccesso si accumula nella cute e negli organi, come polmoni, cuore, apparato gastrointestinale e reni, che diventano progressivamente più duri e meno capaci di svolgere le loro normali funzioni. Oggi, per affrontarla, disponiamo di conoscenze e strumenti terapeutici impensabili fino a pochi anni fa – prosegue il professor Doria –. La vera sfida è anticipare la diagnosi e garantire ai pazienti un accesso tempestivo alle cure. La consapevolezza dei cittadini e dei professionisti sanitari è il primo passo per cambiare la storia naturale della malattia».