Pescia (Pistoia), 28 giugno 2206 – Con la solenne celebrazione in Cattedrale si è conclusa oggi a Pescia la cerimonia di ingresso di monsignor Augusto Mascagna come nuovo vescovo della diocesi di Pescia, che guiderà insieme a quella di Pistoia. Dopo aver attraversato la Valdinievole e aver incontrato le comunità del territorio, il presule è arrivato nel centro storico di Pescia, dove ha ricevuto il saluto delle autorità civili prima della celebrazione eucaristica che ha segnato ufficialmente l'inizio del suo ministero episcopale nella diocesi.

“La calura e le temperature non fermano l’entusiasmo di una chiesa che vuole ripartire dalla Galilea”, ha esordito monsignor Mascagna nella sua omelia nella Cattedrale. “Proprio come nel brano di Vangelo che abbiamo ascoltato, Gesù ci ha dato appuntamento in Galilea, sul lago per riprendere il cammino. E’ risorto Cristo, nostra Speranza e ci precede in Galilea: Pescia è la nostra Galilea, da qui riprende un cammino e Gesù ci dice ‘seguimi’.

La messa è stata concelebrata da monsignor Saverio Cannistrà, arcivescovo metropolita di Pisa, e ha visto il momento simbolico della consegna della diocesi da parte del vescovo uscente di Pescia, monsignor Fausto Tardelli, che ha accolto il suo successore rivolgendogli un saluto e tracciando un ritratto della comunità ecclesiale che sarà chiamato a guidare. “Questa chiesa locale è viva e ricca di fermenti buoni”, ha evidenziato monsignor Tardelli. “Ha ancora una pratica religiosa significativa, ha preti in numero sufficiente e ancora abbastanza giovani, ha dei diaconi validissimi, dei laici partecipi e attivi in tutte le parrocchie, una bella realtà giovanile, nonché religiosi e religiose testimoni della vita consacrata”. “Il prossimo anno ha proseguito il vescovo – saranno 300 anni da quando la diocesi è diventata tale con la presenza di un vescovo residenziale. Ma la sua origine risale a molto prima, al 1519, e per oltre due secoli, questa chiesa ha saputo camminare in modo originale sotto una guida possiamo dire collegiale di canonici saggi e illuminati. Per questa sua gloriosa storia, ma ancor più per la sua attuale condizione vitale, questa chiesa pesciatina avrebbe desiderato continuare ad avere una sua autonomia diocesana, senza per questo venir meno ad un impegno di collaborazione ed integrazione con le diocesi vicine, più che altro con quelle della Toscana del Nord e che in verità, non è mai mancato”.