di
Barbara Todesco
L'autotrasportatore era sceso dal suo tir dopo un tamponamento poco prima che un'altra auto piombasse su quella delle due vittime: «Una parte di me ha perso la vita con voi»
«Avrei voluto farli uscire in qualche modo da quell’auto, ma le macchine sfrecciavano veloci. Non ci sono riuscito. In quella galleria sembrava di essere in un film dell’orrore». Fatica a dimenticare, Marco Turbian, il camionista di Thiene che lo scorso giovedì ha vissuto in prima persona il dramma della galleria di Malo, lungo la Superstrada Pedemontana Veneta costato la vita a don Francesco Andreoli, salesiano di 36 anni, e Alberto Fioretto, animatore di appena sedici anni residente a Schio, che insieme erano diretti a Gardaland per una giornata di divertimento.
Il racconto e il doloreUn racconto, quello che il conducente del tir ha affidato anche a un doloroso sfogo sui social («una parte di me è morta con voi» ha scritto), che si concentra su quei pochi, fatali istanti avvenuti dopo un banale tamponamento. «Sono entrato in direzione Montebello come faccio tutti i giorni - ricorda Turbian - e a metà galleria ho sentito come se avessi preso una buca». Guardando lo specchietto retrovisore, si era accorto invece che un’auto aveva colpito lo spigolo sinistro del suo camion e dopo aver leggermente sbandato si era fermata nella corsia centrale della superstrada. «Sono sceso e ho chiesto agli occupanti dell’auto se stavano bene. Il conducente mi ha fatto cenno che era tutto ok, poi mi ha chiesto scusa». Alla guida c’era don Francesco: «Gli ho fatto cenno con le mani di scendere - continua il camionista - perché era rischioso stare lì. Poi ho pensato di correre in cabina a prendere il telefono per allertare un mio collega in arrivo. Volevo dirgli di rallentare il traffico, magari di mettersi di traverso con il camion per bloccare il passaggio in galleria».








