Fibra, Emma e Levante

Quando le estati non erano costantemente torride esperienze uscite da Mad Max, le canzoni che le popolavano sapevano tenere in equilibrio toni e temperature: dalle primigenie hit da spiaggia di Edoardo Vianello, in costante dialettica fra arsura del sole e sollievo dell’acqua marina, fino ai sogni esotici della fabbrica dei tormentoni degli anni ‘10, dilaniate tra il dovere grigio della città e il piacere azzurro della vacanza, abbiamo passato interi giugni e lugli a illuderci e sognare che una breve sosta nella routine potesse dare senso agli altri dieci mesi di noia.

Ma nel mondo che abitiamo ora, dove ogni record di temperatura viene infranto di anno in anno, la canzone estiva può raccontare altro: la desolazione di città semivuote, dove soffiano i fiati caldi espulsi all’esterno dai condizionatori mentre ci rifugiamo nelle nostre capsule di fresco artificiale. Le piazze d’estate, a questo punto, sono più vuote che piene. E se senti un brivido sconsolato, potresti scoprirti a provare piacere in una nostalgia del freddo. In altri tempi, la canzone "Antidroga" di Emma e Fabri Fibra sarebbe sembrata fuori posto, una fuggiasca autunnale capitata nei giorni sbagliati: oggi, invece, quel suo giro armonico che ricorda "Last Christmas", quei suoi synth ventosi e polverosi, quelle cadenze di melodie conquistate con grande calma e passo lento suonano come una solitudine climatica piuttosto che sentimentale, alla quale ci si può solo rassegnare.