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Una delle auto coinvolte nello spaventoso incidente dell’Aspio costato la vita a due giovani calciatori anconetani. Nicolas Pettinari andava al lavoro in pizzeria quella mattina
C’è un cartello appeso alla vetrina della pizzeria Pettinari, in piazza Ugo Bassi. In poche righe spiega che, per il momento, l’attività apre solo nel pomeriggio. Ma dietro quell’avviso c’è molto di più di un semplice cambio di orario: c’è una famiglia che prova a rimettere insieme i pezzi della propria quotidianità e un intero quartiere che aspetta il ritorno di uno dei suoi volti più conosciuti nella zona. Al Piano, clienti e negozianti chiedono di lui. Aspettano Nicolas Pettinari, 31 anni, di Osimo, il giovane rimasto gravemente ferito nel tragico incidente del 14 giugno scorso all’Aspio, lo schianto costato la vita a Davide Paglialunga, 21 anni, promettente calciatore di Polverigi, e a Pietro Borsini, 19 anni, di Osimo. Nicolas era al volante della Fiat Punto coinvolta nello scontro. Quella domenica mattina stava andando proprio al lavoro, ad Ancona, come aveva fatto tante altre volte. Era diretto in pizzeria per preparare l’impasto in vista dell’apertura pomeridiana. Un gesto semplice, quasi automatico, che da venticinque anni accompagna la storia della sua famiglia. La pizzeria Pettinari è infatti molto più di un’attività commerciale. È il progetto di una famiglia che, un quarto di secolo fa, rilevò il locale per costruire un futuro ai tre figli. Oggi dietro quel bancone lavorano anche i due fratelli di Nicolas e, quando serve, dà una mano anche il padre. Una famiglia abituata a rimboccarsi le maniche, dove ciascuno sostiene l’altro. Dopo giorni di angoscia è arrivata la notizia più attesa: Nicolas ha lasciato la Rianimazione dell’ospedale di Torrette. Non è più in pericolo di vita ed è stato trasferito in un altro reparto. Il percorso, però, è ancora lungo. "Dovrà fare riabilitazione - racconta il padre al Carlino - siamo una famiglia semplice e non ci piace apparire. Abbiamo affidato tutto a un avvocato. Dell’incidente sappiamo ancora poco". Poi il ricordo di quelle ore interminabili, quando il telefono squillava senza ottenere risposta. "Io e mia moglie abbiamo provato a chiamarlo tante volte. Alla fine abbiamo contattato i carabinieri, ma non è stato facile avere notizie". Un’attesa che nessun genitore dovrebbe mai vivere. Il padre è andato anche sul luogo dello schianto. "Mio figlio ha frenato. I segni sull’asfalto li ho visti con i miei occhi, erano delle sue ruote". Parole che raccontano il bisogno di trovare risposte, mentre le indagini continuano per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente.








