| 26 Giugno 2026 21:50 |
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di Enrico Currò
ATLANTA (USA) (ITALPRESS) – “Il nostro Mondiale non è finito. Abbiamo una partita da giocare e da onorare. I risultati delle prime due giornate sono ingannevoli nel punteggio, ma ci confortano il gioco e la volontà di non lasciare l’iniziativa agli avversari. Al di là degli incastri con gli altri gironi, che rendono complicata la qualificazione attraverso l’eventuale terzo posto nel nostro gruppo, l’Uzbekistan deve essere orgoglioso della sua prima partecipazione”. A poche ore dal duello con la Repubblica Democratica del Congo, che ha un punto in classifica e che potrebbe dunque essere scavalcata con una vittoria, Fabio Cannavaro racconta le premesse emotive della sfida. E confida a Italpress che a 52 anni il capitano dell’Italia di Berlino 2006, l’uomo che alzò la coppa e poi vinse il Pallone d’oro, si può ancora emozionare parecchio, in un contesto senza paragoni: “È la forza del Mondiale. Faccio il ct di una nazionale inesperta, ma dal chiaro potenziale, che si sta misurando contro i migliori del mondo in un’atmosfera unica e dentro stadi sempre pieni. Anche per me è un’esperienza straordinaria”.
Sono passati vent’anni dalla sera dell’Olympiastadion, eppure certi brividi si possono rivivere in un altro ruolo, quello di commissario tecnico e di pigmalione. Il 3-1 con la Colombia di Luis Diaz poteva essere un pareggio e il 5-0 col Portogallo di Cristiano Ronaldo non racconta del tutto il copione che il gol sotto l’incrocio di Ganiev, annullato per un fallo su Cancelo nella stessa azione, avrebbe potuto modificare sullo 0-2. L’inesperienza è il prezzo da pagare contro avversari non solo più forti tecnicamente, ma soprattutto più scafati.








