“Se per lungo tempo parlare di robotica ha significato parlare di fabbriche, oggi la spinta all’automazione delle attività ripetitive e fisicamente gravose si sta estendendo oltre i confini della manifattura”, dice Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovative Robotics del Politecnico di Milano, che ha presentato la sua ricerca 2026.L’automazione delle attività ripetitive e fisicamente gravose si sta, quindi, estendendo oltre i confini della manifattura. È qui che la nuova robotica cambia natura: non più solo macchine chiuse in celle produttive, programmate per ripetere sequenze, ma sistemi capaci di muoversi nel mondo reale, tra magazzini non strutturati, ospedali, spazi pubblici, ambienti pericolosi e case.Il passaggio è industriale, tecnologico e demografico insieme. In Italia il mercato della robotica vale 2,2 miliardi di euro, se si considerano le sole spese in conto capitale, e arriva a 3,5 miliardi includendo gestione, manutenzione e altre spese operative. Oggi il 28% delle aziende italiane utilizza soluzioni robotiche, con una spesa media annua di 456mila europer impresa. Entro il 2028, secondo l’Osservatorio del Politecnico, l’adozione è attesa al 36%.La spinta non arriva soltanto dalla produttività. Sei aziende italiane su dieci vedono nella robotica una risposta al calo di manodopera atteso nei prossimi decenni. Il dato si innesta su una traiettoria demografica già documentata dall’Istat: nello scenario mediano, entro il 2050 la popolazione italiana scenderà a 54,7 milioni e la quota di persone tra 15 e 64 anni passerà dal 63,5% al 54,3%. Per le imprese, soprattutto nei settori dove mansioni fisiche, ripetitive o rischiose pesano ancora molto, la robotica diventa anche una risposta alla scarsità di lavoro disponibile.Indice degli argomenti
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