L'inchiesta "Nemesis"
Luca Rocca
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La cosca Tallarico di Casabona, nel Crotonese, non è mai esistita. Lo ha stabilito il Gup di Crotone nel processo celebrato con il rito abbreviato che ha visto assolti, perché il fatto non costituisce reato, tutti gli imputati accusati di associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso. Eppure, per un presunto “stretto legame” fra il sindaco di Casabona, Francesco Seminario (Pd), e quella ’ndrina “fantasma”, il primo cittadino non solo è stato arrestato, tenuto 20 giorni in carcere e 8 mesi ai domiciliari sulla base di un’intercettazione riportata in modo parziale (come accertato dalla Cassazione e dal Tribunale del Riesame che, prendendo atto della versione integrale di quella stessa intercettazione, lo hanno rimesso in libertà), ma adesso si ritrova comunque imputato nel processo ordinario. Ecco lo scenario dell’inchiesta “Nemesis”, scattata il 4 ottobre del 2024 su disposizione della Dda di Catanzaro, che portò all’arresto, fra gli altri, del sindaco e di Carlo Maria Tallarico, alias “Luigi u Sciubbu”, considerato il reggente della cosca.
La vicenda che ha coinvolto Seminario (rivelata mesi fa dal Messaggero) ha dell’incredibile. Dopo 20 giorni di carcere, il Tribunale del Riesame gli concesse i domiciliari. Ma quei giudici non disponevano ancora dell’intercettazione integrale, e così non avallarono il concorso esterno ma solo il voto di scambio. In quell’intercettazione telefonica fra Seminario e un barbiere, quest’ultimo, scrisse il Riesame, “lo tranquillizzava sull’avvenuto patto, dicendogli: ‘Luigi è tranquillissimo con noi (…), Luigi appoggia a te e basta…tutta la famiglia…ha già dato disposizioni a tutti”. L’1 aprile 2025 la Cassazione, con in mano l’intercettazione integrale, annullò con rinvio l’ordinanza del TdR. “Deve rilevarsi – scriveva la Suprema Corte – la completa pretermissione (…) della consulenza di parte (…) nella quale è riportata una trascrizione della conversazione (…) parzialmente diversa da quella riportata nel provvedimento impugnato”. Alle parole del barbiere sul sostegno di Tallarico, infatti, Seminario, sottolinearono i giudici, “replicava affermando due volte ‘va bene, faccia quello che vuole’ (frase non riportata nelle trascrizioni della polizia giudiziaria) e troncando immediatamente la conversazione (‘poi ci sentiamo, ho gente’)”.







