Palestra, conversazione tra due giocatori di hockey. Uno chiede all’altro un consiglio su come far raggiungere l’orgasmo alla sua ragazza. «C'è una cosa che aiuta le ragazze a venire – risponde l’altro -. Lo strumento più efficace, raccomandato, apprezzato da tutte e a tua completa disposizione è la fiducia. Tutto qui. Deve sentirsi al sicuro, rilassata. Il consenso è la chiave, ma non può darlo se non si sente al sicuro». Non è una pubblicità progresso, non è una riedizione della pur amatissima Sex Education, ma una delle scene più amate di Off Campus, serie che ha conquistato 36 milioni di spettatori nei primi dodici giorni di programmazione su Prime Video. Naturalmente è già pronta la seconda stagione. Al di là degli indubbi meriti estetici dei protagonisti, la serie tratta dai romanzi della scrittrice canadese Elle Kennedy è riuscita a conquistare diverse generazioni di fan proponendo un genere di maschio del tutto inedito: il bello e pure buono. Di belli e dannati non ce ne sono. La trama non si distingue per originalità e racconta gli intrecci amorosi di un gruppo di atleti dell’hockey su ghiaccio. La prima stagione segue la classica storia d’amore in stile “gli opposti si attraggono”. Hannah Welsh, interpretata da Ella Bright, è una cantautrice timida e riservata. Garrett Graham, interpretato da Belmont Cameli, è il campione della squadra di hockey della Briar University e rischia di essere cacciato per un brutto voto. Il campione chiede aiuto per superare l’esame alla studentessa modello in cambio di un “finto appuntamento” per aiutarla a far ingelosire il ragazzo che le piace da sempre. Grande classico, ma solo fino a qui. «Garrett vive nel timore di somigliare a suo padre, figura che incarna un modello fondato su violenza, controllo e repressione emotiva – spiega Carolina Capria, scrittrice e attivista femministache a Off Campus ha dedicato l’analisi dei “men written by women" con la sua community Lhascrittounafemmina - . Il suo percorso di crescita passa dal rifiuto di questa eredità e la progressiva rottura del ciclo dell’educazione alla violenza, che la serie mostra come tutt’altro che inevitabile. Accanto a lui ci sono ragazzi che si confidano, parlano delle proprie fragilità e condividono le loro paure, giovani uomini uomini per i quali il consenso, durante un rapporto sessuale, non è un semplice obbligo morale, ma parte integrante del desiderio perché guardare e ascoltare davvero la persona che si ha davanti non interrompe l'intimità, ma la rende più intensa». Quello che sorprende il pubblico non è la storia, né la pur molto chiacchierata nelle chat tra amiche estetica dei protagonisti né l’abbondanza di scene di nudo. A far saltare sulla sedia il pubblico specie se femminile e non più giovanissimo è la spiccata e a tratti incredibile sensibilità dei protagonisti. I Millennials, anche se in questo caso si parla di più delle Millennials, cresciute con il triangolo tra Dylan, Brenda e Kelly di Beverly Hills. Mai amiche, sempre rivali. Andando più avanti arriva il “bad boy” Chuck Bass di Gossip Girl e poi crescendo il Mister Big di Carrie Bradshaw, giusto per citare i più famosi. Tra le ultime apparizioni, Nate Jacobs di Euphoria. In Off Campus non c’è nessun mito della relazione tossica, ma discorsi su vulnerabilità, consenso, salute mentale e identità. Aiuta anche l’estetica anni Novanta, con tutti i cliché del campus americano: felpe della squadra, colori sgargianti, camicie a quadri. C’è addirittura una citazione della Baby di Dirty Dancing. «Se Off Campus sta conquistando il pubblico femminile di ogni età non è solo perché il genere romance vive un momento d'oro, ma perché mette in scena un’immagine del maschile che raramente la cultura pop ha raccontato con tanta naturalezza e di cui, ammettiamolo, abbiamo grande bisogno – conclude Capria -. È proprio questa idea di mascolinità, capace di mettersi in discussione e di costruire relazioni sane, a spiegare il successo della serie: non i bellissimi ragazzi che popolano la scena, ma uomini che non sentono il bisogno di dominare le donne e scelgono di costruire con loro rapporti tra pari».