Firenze, 26 giugno 2026 – Tra le macerie dei terremoti, nel gelo di Rigopiano, sotto i resti del Ponte Morandi o nei boschi dove si cercavano persone scomparse, c’era sempre il suo fiuto instancabile. E accanto a lei, inseparabile, il suo conduttore. I Vigili del Fuoco piangono Maya, storica unità cinofila del Corpo nazionale, morta dopo una vita interamente dedicata al soccorso e alla ricerca di vite umane.
La sua storia
Per quasi dieci anni Maya è stata molto più di un cane operativo: è diventata il simbolo silenzioso della speranza nei momenti più drammatici vissuti dal Paese. Insieme all’ispettore Benedetto Catania ha vissuto alcune delle emergenze più dolorose della storia recente italiana, lasciando un segno profondo tra colleghi, soccorritori e famiglie coinvolte nelle tragedie.
Certificata nel 2012 alla Scuola Nazionale Cinofili dei Vigili del Fuoco di Volpiano, in provincia di Torino, Maya aveva iniziato subito la sua attività operativa distinguendosi per capacità, disciplina e straordinaria sensibilità. È rimasta in servizio fino alla fine del 2019, quando aveva raggiunto il meritato pensionamento, sempre al fianco del suo conduttore.
Da Amatrice a Rigopiano, il suo fiuto non mancava mai












